"Se cerchi l'infinito lo troverai nel sorriso di un bambino; abbi cura di quel sorriso, è l'anima del mondo"


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domenica 13 maggio 2012

Di cosa si occupa lo psicologo a scuola?


<><><>"STAR BENE A SCUOLA, PER FARE BENE A SCUOLA"<>
Ecco di cosa si occupa lo psicologo nel contesto scolastico:

Prevenzione, identificazione precoce e training di potenziamento centrato
sulle difficoltà di apprendimento


L’apprendimento è un bellissimo viaggio. Spesso è un percorso spontaneo che segue
naturalmente il suo flusso, senza intoppi. Altre volte, durante il cammino, i bambini
possono inciampare perché non sempre sono dotati degli strumenti adatti
per fronteggiare autonomamente le difficoltà. I fattori che interferiscono
con un apprendimento ottimale sono molteplici: lo stile di insegnamento,
la motivazione, il senso di autoefficacia, l’autostima oppure un disturbo specifico.
Un aiuto specializzato può servire per prevenire i disturbi dell’apprendimento
e diventare autonomi nello studio e nella vita.

Promozione dell’Autostima e della Motivazione
Da bambini le difficoltà possono incidere su tutto lo sviluppo psichico.
Scarsa motivazione, bassa autostima, perdita della gioia di vivere e del senso di sé
sono alcuni nemici in agguato.
Oggi sappiamo che Autostima e Motivazione si sostengono a vicenda.
A volte può essere utile una guida che conduca i bambini e i ragazzi passo passo
nel viaggio alla ricerca del loro essere abili, del loro saper fare e saper essere,
del loro amore innato verso se stessi, il mondo e la conoscenza.
La motivazione muove i nostri passi: è l’unica cosa che ci sostiene
e ci permette di intraprendere il nostro cammino di crescita.
Motivazione ed emozione camminano tenendosi per mano.
Un apprendimento motivato è un apprendimento connotato emotivamente e viceversa.

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Educazione Emotiva e Socio-affettiva
La consapevolezza delle proprie emozioni è un elemento chiave al fine di maturare
un'appagante vita sociale fondata sull'interscambio e sulla capacità empatica,
in un rapporto che coinvolge una pluralità di interlocutori.
L’intelligenza emotiva si fonda sulla capacità di intuire i sentimenti, le aspirazioni e
le emozioni delle persone che ci circondano e di avere una piena cognizione
del proprio stato d'animo.
Educare al riconoscimento delle emozioni proprie e altrui è fondamentale
per favorire relazioni positive tra gli studenti e limitare gli episodi di bullismo,
aggressività e oppositività.
 

mercoledì 9 maggio 2012

Autostima: la forza dell'esempio

Per risultare convincenti nel trasmettere al bimbo un senso di autostima, mamma e papà devono a loro volta mostrare di avere un’immagine positiva di loro stessi. Un genitore che si svaluta di continuo, che si definisce goffo, incapace, confusionario, sfortunato o brutto non manda certo un messaggio incoraggiante!
Questo non significa negare i propri difetti, anzi.
Ma nel presentare le proprie debolezze è importante cercare di non intaccare la fiducia che il bambino ha nei propri genitori. Il rispetto di sé, in fondo, costituisce un esempio così trascinante che il bambino non può fare altro che desiderare di seguirlo. 
Tuttavia, trasmettere un’immagine positiva di se stessi non è sempre facile.

A seguire, alcuni accorgimenti riservati a genitori in deficit di autostima.

- Evitare di parlare male di se stessi di fronte ai figli, di lamentarsi incessantemente e di mandare messaggi pessimistici e disfattisti è il primo ‘compitino’ da svolgere.

- Insegnate al bambino a non lasciarsi sopraffare dai propri errori. L’importante è riconoscerli, valutarli, scoprirne i motivi e mettere in atto tutto quanto è necessario perché non si ripetano.

- Evitate di lamentarvi dei vostri difetti e delle vostre incapacità, delle vostre antipatie e mettete invece in luce i vostri lati positivi.

- Non temete di ricorrere agli amici. Ciò che manca a voi può trovarsi in altre persone. Dare ai figli l’opportunità di conoscere adulti positivi può supplire in parte ai propri limiti.

- Fate notare le somiglianze positive, di carattere e di atteggiamento, che esistono tra voi e i vostri bambini.

- Trovate l’occasione per raccontare come da piccoli avete superato i momenti difficili. In questo modo darete ai bambini certezza di poter migliorare.

- Non fissateli in un ruolo: lui è pigro, l’altro è un mangione, il terzo è irruente. Fate notare loro i piccoli cambiamenti che riuscite a fare in voi stessi e quelli che loro sono riusciti a realizzare.

lunedì 7 maggio 2012

Sostenere l'autostima nei bambini

È a partire dai primi anni di vita che il bimbo comincia a formare la propria personalità. Un modo assolutamente unico di pensare, reagire, giocare, amare… Ed è nello stesso periodo che forma i primi concetti del mondo che lo circonda e soprattutto di se stesso. Un processo delicato, in cui mamma e papà giocano un ruolo determinante. È il loro amore incondizionato, infatti, ad accrescere l’autostima del loro cucciolo, facendolo sentire una ‘persona’ degna di attenzione, stima e rispetto. 
L’autostima è una cosa delicatissima, soprattutto se parliamo di bambini. Noi adulti sappiamo bene come ci si sente in alcune situazioni e possiamo intuire che molti dei nostri problemi sono il risultato di come siamo stati trattati nella nostra infanzia, del modo in cui le persone significative si sono prese cura di noi.

In un articolo di Quimamme c’è un lungo elenco delle cose da fare e non fare, per aiutare il bambino a costruire la sua personalità con una buona dose di autostima

Ecco i comportamenti consigliati per rendere un bambino sicuro di sé.

- Cercate di capire il modo in cui guarda il mondo nelle diverse fasi del suo sviluppo. Un concetto essenziale: influirà sul grado di soddisfazione o delusione che proveremo quando le aspettative che avete nei suoi confronti saranno appagate o deluse.

- Create situazioni nelle quali il bambino possa riuscire bene. Non è vero che i bambini cresceranno forti, sereni e sicuri se sottoposti a critiche impietose, castighi o a quelli che sono definiti ‘fallimenti necessari’. Al contrario: è più educativo sperimentare il successo che il fallimento. I bambini hanno bisogno di sentire di essere competenti, cioè di riuscire bene in quello che fanno.

- Ponetevi obiettivi realistici, senza aspettarvi che il bambino si comporti come un adulto. E tenete conto anche delle differenze di maturazione e di sviluppo di ciascuno.

- Non date compiti generici o troppo complessi. Spesso, i compiti che i bambini devono eseguire sono troppo complessi e vasti per poter essere realisticamente svolti. “Metti in ordine la stanza”: è un obiettivo generico per la maggior parte dei bambini. Sentendosi sconfitti in partenza, non cercano nemmeno di cominciare. Meglio invece circoscrivere precisamente quali devono essere i compiti, comunicando le vostre aspettative con parole semplici, in modo che possa capirle. “Vorrei che, prima di andare a dormire, sistemassi le scarpe vicino al letto”, “Ogni volta che ti togli un vestito, riponilo nell’armadio o, se è sporco, mettilo tra i panni da lavare”.

- Se necessario, dategli una mano: eliminate gli ostacoli che possono metterlo in difficoltà e offrite i sostegni necessari perché raggiunga ciò che si propone di fare, lasciandolo però fare da solo.

- Dategli attenzione anche quando non la richiede. Non mostrate interesse solo quando il bimbo è triste oppure ha un problema, ma anche quando è di buon umore. Così non avrà bisogno di ricorrere a pianti o a sceneggiate per attirare l’attenzione.

- Prendete quindi l’abitudine di andare da lui, anche quando gioca tranquillo, per fargli una coccola, chiedergli come va o che cosa sta facendo. Non importa quali parole sceglierete: ciò che conta è fargli sentire che siete davvero felici di averlo con voi.

- Utilizzate le lodi invece dei rimproveri. I complimenti gratuiti e inaspettati sono quelli che più fanno piacere e stimolano a migliorare. I bambini percepiscono di essere amati e apprezzati senza condizioni né intenti educativi e nulla più di questo può rafforzarli in quello che gli psicologi chiamano senso di competenza. Passando nella sua stanza, per esempio, sforzatevi di chiudere un occhio sui pezzi di puzzle sparsi sul pavimento e complimentatevi invece per come ha disposto i pennarelli nell’astuccio.

- Cogliete l’’unica’ occasione in cui non ha rovesciato il latte durante la colazione e osservate con noncuranza: “Questa mattina sono stato molto contento di vedere il tavolo pulito”. La regola è semplice: invece di lamentarsi quando il bambino fa qualcosa che non va, elogiatelo tutte le volte che si comporta bene.

- Offrite premi e incentivi invece che punizioni. Qualunque gesto del genitore che sia inteso a punire, sia pur lievemente, suscita risentimento e quanto più la punizione è severa, tanto più intensa sarà l’indignazione del bambino. E a nessuno può venire voglia di emulare una persona verso la quale si prova risentimento!

- Fate il tifo per lui. Pur senza chiudere gli occhi davanti ai suoi difetti, trasmettetegli la sensazione che siete sicuri che ce la farà e che avete molta fiducia in lui.


Volere è... volare

Buona autostima, senso di identità personale e motivazione allo studio costituiscono i principali fattori protettivi nella prevenzione primaria del disagio scolastico.
Dalle ricerche emerge che è nella fase della scuola primaria il vero passaggio a rischio per gli alunni più deboli e meno motivati: la zona cruciale, dove verosimilmente si gettano le basi anche degli abbandoni scolastici futuri. La prevenzione in questo ambito si rivela fondamentale.

La dottoressa Myriam Frittoli, psicologa e psicoterapeuta esperta dell’infanzia e dell’adolescenza, propone un intervento precoce volto a prevenire il disagio scolastico inteso come bassa autostima e autoefficacia, scarsa motivazione all’apprendimento, senso poco integrato di identità personale. Questi scompensi conducono ad una crescente disaffezione verso la scuola e l’apprendimento in generale e possono sfociare nei fenomeni di dispersione e abbandono scolastico.

Incontri gratuiti di presentazione per i genitori ed insegnanti, su prenotazione.


Obiettivi:
  • Aumentare il proprio senso di autoefficacia
  • Migliorare la propria autostima
  • Incrementare la propria motivazione
  • Trovare un proprio metodo di studio


Inizio corsi: al raggiungimento di 3 iscritti di pari scolarità)
 
 
Durata : 12 incontri di cui 2 con i genitori,  10 con i ragazzi ( in gruppo di 3/4 , divisi a seconda dell’età 8-10 anni, 11-13 anni)

Frequenza: Incontri separati genitori e figli (un’ora alla settimana per i figli e un incontro iniziale e uno finale per i genitori)

 
Info: tel. 333 5909066