"Se cerchi l'infinito lo troverai nel sorriso di un bambino; abbi cura di quel sorriso, è l'anima del mondo"


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giovedì 12 settembre 2013

"fare la pace con le nostre crepe"


" Sono una mamma di due bambini, uno di 8 e di 12 anni. Mi piace leggere molto, informarmi e mi rendo conto che con loro ho commesso molti sbagli, molti errori. Vorrei non averli fatti, vorrei cancellare tutto il passato e ricominciare da capo ma so che non è possibile..." Lucia

Innanzitutto vorrei rassicurarla con fatto che siamo tutti "genitori imperfetti".
Mi permetto, inoltre, di agganciarmi alla sua lettera per fare delle considerazioni che possono tornare utili a tutti.

Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro.
Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.
Questa tecnica è chiamata "Kintsugi."
Oro al posto della colla.
Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente....
E la differenza è tutta qui: occultare l'integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione?
Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe.
"Spaccatura, frattura, ferita" sono percepiti come l'effetto meccanicistico di una colpa, perchè il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto.
Se è rotto, è colpa di qualcuno.
Il pensiero analogico -arcaico, mitico, simbolico- invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.
La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna.
Rendere belle e preziose le "persone" che hanno sofferto......questa tecnica si chiama "amore".
Il dolore è parte della vita.
A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco.
Il dolore fa due cose: Ti insegna, ti dice che sei vivo.
Poi passa e ti lascia cambiato.
E ti lascia più saggio, a volte.
In alcuni casi ti lascia più forte.
In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro
I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l'hanno capito più di sei secoli fa - e ce lo ricordano sottolineandolo in oro.
 
Dottoressa Myriam Frittoli

 

martedì 11 dicembre 2012

I diritti dei bambini

1 IL DIRITTO ALL'OZIO
a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti
 
2 IL DIRITTO A SPORCARSI
a giocare con la sabbia ,la terra ,l'erba ,le foglie , l'acqua ,i sassi ,i rametti ,ecc..


3 IL DIRITTO AGLI ODORI
a percepire il gusto degli odori,riconoscere i profumi offerti dalla natura

 4 IL DIRITTO AL DIALOGO
ad ascoltare e poter prendere la parola ,interloquire e dialogare

  5 IL DIRITTO ALL'USO DELLE MANI
a piantare chiodi,segare e raspare legni,scartavetrare,incollare,plasmare la creta,legare corde,accendere un fuoco

  6 IL DIRITTO AD UN BUON INIZIO
a mangiare cibi sani fin dalla nascita,bere acqua pulita e respirare aria pura
 
7 IL DIRITTO ALLA STRADA
  a giocare in piazza liberamente,a camminare per le strade
 
8 IL DIRITTO AL SELVAGGIO
  a costruire un rifugio-gioco nei boschetti,ad avere canneti in cui nascondersi,alberi su cui arrampicarsi
 
9 IL DIRITTO AL SILENZIO
  ad ascoltare il soffio del vento,il canto degli uccelli,il gorgogliare dell'acqua
 
10 IL DIRITTO ALLE SFUMATURE
a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto,ad ammirare,nella notte,la luna e le stelle

di GIANFRANCO ZAVALLONI

mercoledì 19 settembre 2012

Training di mindfulness per bambini e ragazzi

Contro lo stress da scuola arriva dall’America la Mindfulness per bambini e ragazzi
Il corso per bambini da 4 a 14 anni insegna giocando le tecniche di respirazione e consapevolezza mentale elaborate dal professor John Kabat-Zinn, fondatore della clinica per la riduzione dello stress dell’Università del Massachusetts.
Uno strumento per crescere bambini e ragazzi calmi e forti, sereni e attenti.

Attacchi di panico, stress, disturbi dell’attenzione, difficoltà di relazione, malattie immaginarie che compaiono ai primi impegni scolastici. Un malessere sempre più diffuso tra i bambini di oggi, iperattivi, multitasking, perennemente connessi, ma scollegati da se stessi e dagli altri. Un malessere che si può evitare accompagnando i propri figli in una esperienza di Mindfulness, la tecnica per abituarli serenamente e in modo ludico all’ascolto del respiro e alla concentrazione.

La Mindfulness ha le radici nella cultura orientale ed è stata applicata prima in ambito ospedaliero dal medico John Kabat-Zinn, fondatore della clinica per la riduzione dello stress dell’Università del Massachusetts negli Stati Uniti. La particolare tecnica di meditazione – priva di qualunque matrice religiosa - si è diffusa in questi anni anche tra i manager e nelle scuole americane.

Il programma di Susan Keiser Greenland, teacher americana della Mindfulness nelle scuole, è stato adattato per offrire ai bambini uno strumento in più per una relazione serena. Vengono proposti esercizi sperimentati e appresi in modo esperienziale in gruppo.Altri esercizi per trasformare le potenzialità in capacità vengono suggeriti come esercizi pratici informali da applicare a casa nel proprio quotidiano e a scuola per sviluppare strategie di fronteggiamento dello stress più efficaci e potenziare l’attenzione, imparando a contenere e modulare l’iperattività. Viene rilasciato materiale cartaceo, audio e video ai genitori per condividere il percorso e continuare la tecnica a casa.

OBIETTIVI PRINCIPALI

·         Apprendere strategie mentali efficaci per contrastare lo stress

·         Potenziare l’attenzione e sviluppare capacità di autocontrollo dell’iperattività

 
DURATA DEL PROGRAMMA

Otto  incontri più due colloqui con genitori

Gli incontri saranno a cadenza settimanale.

 
COSTI

Da concordare

 

 

Bambini stressati... arriva la mindfulness!

TROVA CONSENSI ANCHE IN ITALIA UNA PRATICA ORMAI VALUTATA SCIENTIFICAMENTE

Mindfulness, la nuova meditazione antistress
Il metodo della «consapevolezza» per alleviare dolori e disagi quotidiani: la chiave è prestare attenzione al presente.

Leggi l' articolo del corriere

In partenza a Milano un corso per bambini.

Maggiori informazioni nella sezione corsi

 

martedì 15 maggio 2012

Efficacia clinica della Mindfulness nei bambini

Negli ultimi anni la mindfulness è emersa come un modo per trattare i bambini e gli adolescenti con ADHD e altre condizioni che vanno da stati di ansia, disturbi dello spettro autistico, depressione e stress. E i benefici si stanno dimostrando essere enormi. Ma come si spiega la presenza mentale a cinque anni? Quando lei sta insegnando ai bambini la consapevolezza, la Dottssa Amy Saltzman, un medico olistico e trainer di mindfulness in Menlo Park, California, preferisce non definire la parola, ma piuttosto invitare il bambino a sentire l’esperienza, a trovare il suo "luogo ancora tranquillo. "
"Cominciamo facendo attenzione a respirare", dice. "La sensazione di espansione dell'inspirazione, la quiete tra l'inspirazione e l'espirazione. Li invito a riposare nello spazio tra i respiri. Poi spiego loro che questo luogo ancora tranquillo è sempre con noi quando siamo tristi, quando siamo arrabbiati, eccitati, felici, frustrati. Tutti possono sentirlo nel loro corpo. E diventa un'esperienza di consapevolezza. Possono imparare ad osservare i loro pensieri e sentimenti, e la cosa più importante per me è iniziare a scegliere i loro comportamenti ".
Saltzman anche ha condotto uno studio in collaborazione con ricercatori della Stanford University dimostrando che dopo 8 settimane di allenamento alla consapevolezza, dalla quarta alla sesta settimana gli alunni partecipanti allo studio avevano documentato una diminuzione di ansia e miglioramenti dell’attenzione. Erano meno emotivamente reattivi e più in grado di gestire le sfide quotidiane e scegliere il proprio comportamento.
Come insegnante presso la Scuola di New Nantucket, dove ogni studente riceve l'istruzione, nella mindfulness, Allison Johnson ha imparato di persona che differenza può fare per i bambini. Così ha provato a casa. "Ho un bambino di sei anni figlio con ADHD," dice. "Ho portato un campanello a casa. Lo usiamo quasi tutte le sere prima di dormire. 'Perché lui non ama andare a dormire. Ci sediamo sul pavimento l’uno di fronte all'altro, chiudiamo gli occhi e suoniamo il campanello. A volte proviamo a focalizzarci su una visualizzazione -come se fossimo su una nuvola. Andiamo in questo piccolo viaggio. E poi suoniamo il campanello di nuovo e diciamo 'quando non è più possibile sentire il campanello è il momento di aprire gli occhi e tornare a mettere a fuoco. Lo istruisco a ripetere la pratica, se si mette nei guai e viene inviato nella sua stanza, lo sento al piano di sopra facendo lo stesso. O quando sta facendo particolarmente chiassoche sarà lui a dire 'ok permettimi di fare il nostro respiro consapevole adesso.' "
Mentre la ricerca sui bambini e adolescenti è in realtà solo all’inizio, ci sono diversi piccoli studi che dimostrano che per i bambini che soffrono di ansia e ADHD, la consapevolezza può essere particolarmente utile. Diana Winston, autore di Wide Awake e il direttore della Pubblica Istruzione presso il Centro Mindfulness UCLA di ricerca, ha iniziato a prendere gli adolescenti con ADHD in ritiro per quello che lei chiama "campo di consapevolezza intensiva" nel 1993. Venti anni dopo, il programma va ancora forte.
"Gli adolescenti traggono notevoli vantaggi", dice. "I bambini raccontano che la loro vita si sta trasformando. Ricordo una ragazza con ADHD, che era molto depressa e nonsi pensava rispondesse positivamente al training di consapevolezza. L'ultimo giorno di lezione entrò e disse: 'tutto è diverso. Ero molto depressa, il mio ragazzo aveva rotto con me ed è stato così difficile, ma finalmente sto capendo che Io non sono i miei pensieri. ' Tale nozione è enorme: la non-identificazione con i pensieri negativi significa avere un po 'più di spazio e libertà nel bel mezzo di esso. "
Riduzione dello stress e l'accettazione di sé sono due dei principali vantaggi della consapevolezza, dice Winston benefici particolarmente importanti durante il dramma e l'agitazione dell’adolescenza. "Regolazione delle emozioni, imparare a calmare la mente, quelli sono abilità inestimabili."
Randye Semple, PhD, professore assistente presso l'University of Southern California Keck School of Medicine, ha trascorso la sua carriera a sviluppare programmi per insegnare ai bambini ansiosi come calmare la mente. "Quando guardo l’ansia infantile vedo un problema enorme e un precursore di altri problemi negli adolescenti e negli adulti", dice. " Uno studio condotto lei e il suo co-autore, psicologo clinico Jennifer Lee, condotto tra il 2000-2003 ha mostrato significative riduzioni di entrambi i problemi di ansia e di comportamento in 8 – a 12 anni di età in Harlem e Spanish Harlem che hanno partecipato al programma.


Insegnare la consapevolezza a bambini e adolescenti è una crescente tendenza in ambulatori privati ​​come parte della terapia e sempre più come parte del curriculum scolastico che in contesti privati."

tratto da Dottssa Stefania Rotondo

martedì 8 maggio 2012

Paure in età evolutiva

E’ normale, che i bambini abbiano delle paure.
Queste si modificano col crescere e con l’aumento delle esperienze e dell’intelligenza.
Se però queste paure diventano quotidiane, generano grande ansia e non permettono al bambino di vivere una vita serena potremmo essere davanti a una difficoltà più seria (disturbo d’ansia).



Normali paure in BAMBINI PRESCOLARI:
-forti rumori
-cadute
-assenza dei genitori
-paura di alcuni animali
-buio
-mostri

DAI 6-7 ANNI
-rumori forti, strani o improvvisi (es tuoni, sirene)
-fantasmi, streghe o altri essere immaginari
-allontanamento dai genitori o paura di perdersi
-essere soli di notte
-andare a scuola

DAI 7-8 ANNI
-buoio o luoghi bui
-eventi catastrofici rimasti impressi dalla tv, libri,film
-non piacere agli altri
-essere in ritardo a scuola
-essere escluso da riunioni familiari
-violenze o rifiuti da parte di determinati individui a scuola

DAGLI 8 AI 9
-umiliazione
- insuccesso a scuola o nel gioco
-essere sorpreso a mentire o compiere qualcosa di proibito
-essere vittima di violenza fisica
-genitori che litigano, si separano o si fanno male

DAI 9-11 ANNI
-insuccesso a scuola o negli sport
-ammalarsi
-alcuni animali
-vertigini
-persone minacciose

DAGLI 11-13
-insuccesso a scuola, sport, situazioni sociali
-apparire e comportarsi in modo “strano”
-morte o malattie
-sesso
-essere raggirati o plagiati
-perdere le proprie cose, essere derubati

Dottssa Myriam Frittoli

Tratto da : Dacey, Fiore “il bambino ansioso”, Erickson

lunedì 7 maggio 2012

Sostenere l'autostima nei bambini

È a partire dai primi anni di vita che il bimbo comincia a formare la propria personalità. Un modo assolutamente unico di pensare, reagire, giocare, amare… Ed è nello stesso periodo che forma i primi concetti del mondo che lo circonda e soprattutto di se stesso. Un processo delicato, in cui mamma e papà giocano un ruolo determinante. È il loro amore incondizionato, infatti, ad accrescere l’autostima del loro cucciolo, facendolo sentire una ‘persona’ degna di attenzione, stima e rispetto. 
L’autostima è una cosa delicatissima, soprattutto se parliamo di bambini. Noi adulti sappiamo bene come ci si sente in alcune situazioni e possiamo intuire che molti dei nostri problemi sono il risultato di come siamo stati trattati nella nostra infanzia, del modo in cui le persone significative si sono prese cura di noi.

In un articolo di Quimamme c’è un lungo elenco delle cose da fare e non fare, per aiutare il bambino a costruire la sua personalità con una buona dose di autostima

Ecco i comportamenti consigliati per rendere un bambino sicuro di sé.

- Cercate di capire il modo in cui guarda il mondo nelle diverse fasi del suo sviluppo. Un concetto essenziale: influirà sul grado di soddisfazione o delusione che proveremo quando le aspettative che avete nei suoi confronti saranno appagate o deluse.

- Create situazioni nelle quali il bambino possa riuscire bene. Non è vero che i bambini cresceranno forti, sereni e sicuri se sottoposti a critiche impietose, castighi o a quelli che sono definiti ‘fallimenti necessari’. Al contrario: è più educativo sperimentare il successo che il fallimento. I bambini hanno bisogno di sentire di essere competenti, cioè di riuscire bene in quello che fanno.

- Ponetevi obiettivi realistici, senza aspettarvi che il bambino si comporti come un adulto. E tenete conto anche delle differenze di maturazione e di sviluppo di ciascuno.

- Non date compiti generici o troppo complessi. Spesso, i compiti che i bambini devono eseguire sono troppo complessi e vasti per poter essere realisticamente svolti. “Metti in ordine la stanza”: è un obiettivo generico per la maggior parte dei bambini. Sentendosi sconfitti in partenza, non cercano nemmeno di cominciare. Meglio invece circoscrivere precisamente quali devono essere i compiti, comunicando le vostre aspettative con parole semplici, in modo che possa capirle. “Vorrei che, prima di andare a dormire, sistemassi le scarpe vicino al letto”, “Ogni volta che ti togli un vestito, riponilo nell’armadio o, se è sporco, mettilo tra i panni da lavare”.

- Se necessario, dategli una mano: eliminate gli ostacoli che possono metterlo in difficoltà e offrite i sostegni necessari perché raggiunga ciò che si propone di fare, lasciandolo però fare da solo.

- Dategli attenzione anche quando non la richiede. Non mostrate interesse solo quando il bimbo è triste oppure ha un problema, ma anche quando è di buon umore. Così non avrà bisogno di ricorrere a pianti o a sceneggiate per attirare l’attenzione.

- Prendete quindi l’abitudine di andare da lui, anche quando gioca tranquillo, per fargli una coccola, chiedergli come va o che cosa sta facendo. Non importa quali parole sceglierete: ciò che conta è fargli sentire che siete davvero felici di averlo con voi.

- Utilizzate le lodi invece dei rimproveri. I complimenti gratuiti e inaspettati sono quelli che più fanno piacere e stimolano a migliorare. I bambini percepiscono di essere amati e apprezzati senza condizioni né intenti educativi e nulla più di questo può rafforzarli in quello che gli psicologi chiamano senso di competenza. Passando nella sua stanza, per esempio, sforzatevi di chiudere un occhio sui pezzi di puzzle sparsi sul pavimento e complimentatevi invece per come ha disposto i pennarelli nell’astuccio.

- Cogliete l’’unica’ occasione in cui non ha rovesciato il latte durante la colazione e osservate con noncuranza: “Questa mattina sono stato molto contento di vedere il tavolo pulito”. La regola è semplice: invece di lamentarsi quando il bambino fa qualcosa che non va, elogiatelo tutte le volte che si comporta bene.

- Offrite premi e incentivi invece che punizioni. Qualunque gesto del genitore che sia inteso a punire, sia pur lievemente, suscita risentimento e quanto più la punizione è severa, tanto più intensa sarà l’indignazione del bambino. E a nessuno può venire voglia di emulare una persona verso la quale si prova risentimento!

- Fate il tifo per lui. Pur senza chiudere gli occhi davanti ai suoi difetti, trasmettetegli la sensazione che siete sicuri che ce la farà e che avete molta fiducia in lui.


giovedì 3 maggio 2012

Bimbi annoiati, genitori allarmati

Vi è mai capitato di sentire vostro figlio dirvi: “Mamma, mi annoio. Non so che fare?”.

La cosa ci stupisce perchè siamo inclini a pensare che la noia sia una sensazione da adulti. E, invece la noia invade anche la mente del bambino.E’ una sensazione che provano soprattutto quando crescono ed hanno all’incirca tre-quattro anni. Insomma, quando la loro autonomia rispetto ai genitori è maggiore e cominciano a giocare anche da soli. Ai genitori non sembra vero e, in una prima fase anche a loro, ma poi ad un certo punto si stufano e cercano nuovi stimoli. Già, il punto è proprio questo.

I bambini di oggi hanno troppi stimoli. Tra scuola, televisione, computer, playstation e genitori sempre di corsa, anche loro si sono abituati a vivere a tremila. Oltre agli impegni scolastici, i bambini di oggi sono sempre più coinvolti in attività extrascolastiche frenetiche, che spesso richiedono dei tempi molto rapidi, oltre che una precisa programmazione nell’arco dell’intera giornata.
In questo modo, le loro vite appaiono dense di impegni, così come quelle dei loro genitori e degli altri membri della sua famiglia, proprio perché ciò spesso rispecchia un modello familiare caratterizzato da una ricerca spasmodica di occupazioni e di obiettivi da raggiungere. Così accade che siano proprio i genitori ad affannarsi nel riempire il tempo libero del proprio figlio, con lo sport, con il catechismo, con i corsi di musica, di lingue e così via, proprio perché sembra che senza tali attività egli perda del tempo prezioso, oltre che degli stimoli importanti per la sua crescita ed il suo sviluppo.
Questa invasione dei tempi e degli spazi liberi del bambino, se eccessiva, spesso rischia di tener bloccata la sua fantasia, oltre che il suo ingegno, le sue spontanee attitudini e la possibilità per lui di imparare a scegliere autonomamente come impiegare il suo tempo libero, senza che nessuno lo faccia al suo posto. Insieme a ciò, accade anche che un bambino sempre attivo ed impegnato sia portato ad esprimere più facilmente la sua insofferenza e la sua noia nei momenti liberi della sua giornata, come se non sapesse cosa farsene.
Questi stati d’animo del bambino spesso generano dei grandi sensi di colpa in molte mamme e in molti papà, che a volte leggono la noia del proprio figlio come un sintomo di malessere, legato ad un suo vissuto di solitudine o di abbandono da parte delle sue figure di riferimento.Dunque, qual è la soluzione quando il bambino arriva e ci chiede: “Mamma, cosa faccio adesso?”.

Secondo gli psicoterapeuti infantili i genitori non dovrebbero fare proprio niente e lasciare a loro tutto lo spazio necessario per sviluppare la loro creatività.
Alcune ricerche psicologiche, infatti, hanno dimostrato che la noia corrisponde ad una mente troppo piena a causa di un eccesso di sollecitazioni. In questi casi è inutile subissarli di proposte ed è più produttivo insegnargli a lavorare di immaginazione in modo che possa fantasticare ad occhi aperti lasciando libera la loro fantasia.

Insomma, bisogna lascirgli spazio. Questo perchè i bambini vivono giornate già tutte organizzate e stabilite dai genitori. Persino il loro tempo libero è spesso programmato e non scelto da loro. Al contrario, potrebbe essere molto utile comprendere come, nei suoi momenti di noia e di tranquillità, il bambino possa dare libero sfogo alla sua creatività, possa imparare a sintonizzarsi maggiormente con le sue emozioni ed organizzare autonomamente il suo tempo libero, oltre che ripensare e rimettere ordine a ciò che gli è accaduto durante la sua giornata.
Oltre a ciò, sembra che attraverso i suoi momenti di inattività e di noia, il bambino possa imparare anche a tollerare la frustrazione legata alla mancanza di attenzioni costanti e di risposte immediate da parte dei suoi genitori, che spesso possono verificarsi nel corso della sua crescita.

domenica 22 aprile 2012

Intelligenza emotiva per un figlio

Titolo: INTELLIGENZA EMOTIVA PER UN FIGLIO. Una guida per i genitori

Autori: John Gottman, Joan De Claire


Come anticipa il titolo, questo libro si inserisce nell'ambito dell'intelligenza emotiva.

Ma di cosa si tratta? E' un aspetto dell'intelligenza legato alla capacità di provare emozioni, di riconoscerle e di viverle consapevolmente.

Quello che molti studi hanno evidenziato è che questa competenza spesso risulta carente. Come scrive Gottman, "Sorprendentemente, la maggior parte dei consigli che comunemente vengono dati ai genitori ignora il mondo dell'emozione. Essi si basano al contrario su teorie educative interessate al fatto che i bambini si comportino male, ma che ignorano i sentimenti che sottendono quei comportamenti. In ogni caso, il fine ultimo dell'educazione dei figli non dovrebbe consistere meramente nell'ottenere un individuo docile e obbediente. La maggior parte dei genitori spera in molto di più. Si vuole che i figli diventino persone rette e responsabili, diano il loro contributo alla società, abbiano la forza per fare le proprie scelte nella vita, godano della realizzazione dei propri talenti, della vita e dei piaceri che essa può offrire, intrattengano buoni rapporti con gli amici, abbiano un matrimonio riuscito e, a loro volta, diventino buoni genitori."

Gli studi condotti da John Gottman,  mostrano che bambini a cui i genitori hanno insegnato ad essere emotivamente intelligenti riescono a concentrarsi meglio e quindi riescono meglio a scuola, sanno calmarsi più rapidamente quando si agitano o arrabbiano, hanno un controllo fisiologico maggiore e quindi si ammalano di meno. Anche in caso di situazioni molto difficili, quali la separazione dei genitori o la morte di una persona cara i bambini emotivamente intelligenti riescono a superare la crisi, spesso continuano ad avere un buon rendimento scolastico, e riescono più facilmente ad evitare comportamenti autodistruttivi, quali ad esempio l’uso di sostanze stupefacenti, in periodo adolescenziale.

John Gottman, basandosi su risultati di ricerche scientifiche condotte per decine di anni su centinaia di famiglie, ha identificato vari tipi di genitori, a seconda del loro comportamento rispetto alle emozioni dei figli e ne ha studiato gli effetti sulla crescita emotiva dei bambini.

In base a questi studi, si è scoperto che i genitori possono essere divisi in quattro grandi tipologie:

  • Genitori noncuranti, che sminuiscono, ridicolizzano o addirittura ignorano le emozioni negative dei figli. (E’ ridicolo che non vuoi andare all’asilo. Non c’è nulla di cui aver paura. Li ci sono i tuoi amichetti e ti divertirai. Dai su, ora passiamo in pasticceria a comprare un dolcetto, così ti passa.)
  • Genitori censori, che criticano le espressioni di sentimenti negativi e che possono arrivare a rimproverare o punire i figli per queste manifestazioni emotive (E’ ridicolo che non vuoi andare all’asilo. Sono stanca di questo comportamento, non sei più un neonato. Agisci da grande! Se continui così questa è la volta buona che le prendi.)
  • Genitori lassisti, che accettano le emozioni dei figli e si dimostrano empatici, ma non riescono a offrire loro una guida o a porre limiti al loro comportamento, spesso rimandano il problema, distraendolo ad esempio con un gioco, fino a che si ripresenterà la volta successiva. (Oh come ti capisco! E’ naturale che vuoi rimanere a casa con la tua mamma. Anche io sono triste. Magari giochiamo insieme dieci minuti e poi usciamo senza piangere però.)
  • Genitori allenatori emotivi partono come i genitori lassisti, empatizzando con i sentimenti del bambino, ma poi colgono l’occasione per parlare del sentimento, dargli un nome, e trovare una soluzione, senza distrarlo dai sentimenti negativi che sta provando.
Nel libro vengono approfondite 5 fasi per l'allenamento emotivo:
  • Essere consapevoli delle emozioni del bambino
  • Riconoscere nell'emozione un'opportunità di intimità e di insegnamento
  • Ascoltare con empatia e convalidare i sentimenti del bambino
  • Aiutare il bambino a trovare le parole per definire le emozioni che prova
  • Porre dei limiti mentre si aiuta il bambino a risolvere il problema
Detto così sembra facile. Uno dei problemi più difficili da superare in realtà è il primo punto, ossia essere consapevoli delle emozioni del bambino. Per poterlo fare bisogna essere prima di tutto consapevoli delle proprie emozioni, e questo non è sempre facile, a causa dell’educazione ricevuta. La storia famigliare o la cultura in cui viviamo condiziona molto la nostra percezione delle emozioni.
Per qualcuno la rabbia è un’emozione particolarmente negativa, per altri lo è la paura. Può quindi capitare di essere dei bravi allenatori emotivi per un certo tipo di emozione che sentiamo meno negativa, e dei genitori censori per un’altra. Insomma come sempre mentre cerchiamo di educare al meglio i nostri figli, abbiamo una splendida occasione di imparare molto anche su noi stessi.
Il porre dei limiti al comportamento è particolarmente importante all’inizio, quando non si è ancora sviluppata una capacità del bambino a trovare soluzioni da solo. Nel porre limiti è necessario far capire al bambino la distinzione tra il sentimento provato, di rabbia, gelosia o frustrazione, che è perfettamente normale, dal comportamento che è accettabile oppure no.
E’ perfettamente normale essere geloso del fratellino, ma non è accettabile tirargli i capelli. E’ normale aver paura di iniziare la scuola, ma non è accettabile il lancio di oggetti o l’inveire contro mamma e papà. Ed è perfettamente normale provare a volte sentimenti contrastanti tra loro
Se siete curiosi di conoscere il vostro stile genitoriale, sul sito Laboratorio Formazione potrete eseguire il test!

giovedì 22 marzo 2012

Mamma e papà mi hanno detto che si separano...

Oggi vorrei provare a farvi entrare nella "testa" di quel bambino a cui i genitori hanno appena comunicato la notizia: "mamma e papà non si amano più e quindi abbiamo deciso di separarci!"

Ma allora potrà capitare prima o poi che non ameranno più neanche me e mi lasceranno?

Forse è colpa mia.... litigavano sempre per i pasticci che combinavo....

E adesso? in quale casa vivrò?

Io e mio fratello verremo divisi?
Cosa succederà?

Avrò ancora la mia cameretta?

Dovrò cambiare scuola?

Dovrò scegliere con chi stare? ma io voglio bene a tutti e due...

Quando due genitori si separano cosa provano i figli?
Rabbia, paura, colpa, vergogna: le emozioni che si agitano dentro di loro sono tante.
Rassicurarli che mamma e papà non li lasceranno mai, anche se non si amano più, è un dovere dei genitori, così come individuare per loro un'alleanza educativa.
Mi rendo conto delle difficoltà che i genitori incontrano nel continuare ad essere, insieme, un importante punto di riferimento per i propri bambini.

Per questo credo che comunicare la "notizia" sia un momento delicatissimo; non solo è fondamentale cosa si dice, ma anche il come ed è importante anche tutto quello che non viene detto...
Spesso i genitori mi contattano quando tutto ciò è già avvenuto...

Vorrei invece far riflettere sull'importanza di contattare uno specialista prima di comunicare la notizia ai figli, così da essere guidati e supportati in questa così delicata fase di vita, per loro, ma soprattutto per i bambini e ragazzi.
Se questo non fosse possibile, ecco alcune attenzioni che ritengo necessarie per ridurre al minimo i “danni”…

  • Trovare le parole giuste
Generalmente, una separazione non giunge inaspettata, senza segni premonitori: litigi, grida, critiche, atmosfera tesa… E’ quindi poco probabile che il tuo bambino non se ne sia reso conto. Inconsciamente, ha senza dubbio già capito che la situazione non è più tanto rosea, in casa. Per quanto possibile, spiegategli INSIEME, cosa sta succedendo. E’ importante che sappia che avete preso una decisione insieme, per evitare che dia la colpa a un genitore o all’altro. Spiegagli che il suo papà e la sua mamma si sono amati tanto ma che oggi come oggi fanno fatica ad andare d’accordo e a vivere insieme. Attenzione al linguaggio che usate… dire frasi del tipo “l’amore finisce” perchè il bambino la prende come “legge di vita” e quindi oltre a generare il lui una grande ansia… gli fa pensare.. “quando smetteranno di amare anche me?”. Rassicuratelo ricordandogli che resterete SEMPRE i suoi genitori, il suo papà e la sua mamma, e che i vostri problemi da grandi non cambiano l’amore che provate per lui. Cosa non fare: non entrare nei dettagli della separazione: il papà si è innamorato della sua capa e la mamma ha preferito lo stagista!
  • Essere onesti
Essere genitori, significa anche farsi forza per proteggere i propri figli. In compenso, non negare né la vostra sofferenza né la sua. Potete benissimo dirgli che essere triste è normale e che anche il papà e la mamma lo sono. Non bisogna minimizzare l’importanza di questo stravolgimento familiare. Evitate frasi tipo “su, non fare così“, “non piangere“… è giusto che manifesti la sua rabbia e il suo dolore! Non lasciargli nutrire false speranze se la vostra decisione è irrevocabile. Non fategli credere, pensando di proteggerlo, che un giorno potrete tornare insieme. Spiegategli nel modo più semplice possibile, come evolverà la situazione: domanda di divorzio, attesa della sentenza e decisioni sull’affidamento. Cercate di rassicurarlo, garantendogli che il suo papà e la sua mamma troveranno la soluzione migliore per tutti. Cosa non fare: renderlo partecipe dei motivi della vostra separazione. Il tuo bimbo non deve essere preso in ostaggio e sentirsi obbligato a mettersi dalla parte di uno dei due genitori.
  • Allontanare i sensi di colpa
Un bambino penserà sempre di aver fatto qualcosa di male e di essere responsabile della separazione. Ripenserà ad alcuni dettagli e immaginerà che il fatto di non aver messo a posto la sua camera abbia potuto scatenare questa rottura. E’ molto importante spiegargli che non è colpa sua e che sono i suoi genitori, dei grandi, a divorziare, non lui. Cosa non fare: lasciargli ascoltare le vostre conversazioni tese riguardo la nuova organizzazione, l’affidamento, gli alimenti… Tutto questo deve rimanere tra voi.
  • Rassicurarlo sulla sua vita
Quando gli annuncerete la separazione, il vostro bambino avrà l’impressione che il suo universo crolli e che tutto stia per cambiare. E’ molto importante, quindi, che voi riusciate a calmare le sue paure, ricordandogli i suoi punti di riferimento e dandogliene di nuovi. Spiegategli, se rientra negli accordi, che continuerà a vedervi entrambi, ma in giorni della settimana diversi. Ditegli quali, se lo sapete già. Preparatelo anche alla prospettiva di un eventuale trasloco o, per lo meno, alla scoperta di una nuova casa. Includetelo nei preparativi: « sceglierai una carta da parati che ti piace, delle lampade buffe, durante il week end potrai portare con te i tuoi peluche preferiti… » Cosa non fare: dirgli che “non cambierà nulla” perché non è vero! Al contrario, annunciategli che ci saranno alcuni piccoli cambiamenti da fare e che probabilmente non avrete il tempo di annoiarvi…
  • Rispondere alle sue domande
Dopo l’annuncio della separazione, il tuo piccolo puo’ rinchiudersi nel mutismo oppure sommergervi di domande. Rispondetegli con calma ai suoi dubbi. Siate pronti a sentirne di tutti i colori.”Il mio amico Luca non vede più suo padre da quando i suoi genitori hanno divorziato. Succederà la stessa cosa?” “La Mamma ha un nuovo innamorato?”"E come farà Babbo Natale a ritrovarmi?”"Continuero’ a vedere il Nonno e la Nonna?”"Lo dirai alla maestra?”. Cosa non fare: mentirgli… tranne per Babbo Natale! Se vi sentite persi quanto lui per quanto riguarda l’organizzazione, ditegli che non lo sapete ancora e che gli risponderete non appena potrete.

Può essere utile la lettura del libro “Vi lasciate o mi lasciate?” di Pellai e Tamborini (Erickson)

Articolo pubblicato anche su http://www.medicitalia.it/myriam.frittoli/news/2028/Mamma-e-papa-mi-hanno-detto-che-si-separano

giovedì 15 marzo 2012

Tu chiamale se vuoi... EMOZIONI

Aggressività?

Scarso autocontrollo?


Difficoltà nel rispettare le regole?


Pianto per ogni piccola frustrazione?

Accompagnare un bambino nella sua crescita emotiva sembra essere diventato oggi un compito educativo molto più faticoso rispetto al passato.


La dottoressa Myriam Frittoli, psicologa e psicoterapeuta  esperta dell’infanzia e dell’adolescenza, organizza un corso per “educare alle emozioni“.

Incontri  gratuiti di presentazione per i genitori ed insegnanti  su prenotazione.


Obiettivo: riconoscere e rispettare le emozioni proprie e quelle altrui per promuovere il benessere psicologico e relazionale, la riuscita scolastica e prevenire gli episodi di bullismo e le altre forme di disagio psicologico.

Inizio corsi:  al raggiungimento di 3 iscritti di pari scolarità


Durata : 10 incontri: 2 con i genitori,  6 con i bambini (in gruppi di 3/4 , divisi a seconda dell’età 5-7 anni, 8-10 anni)


Frequenza: Incontri separati genitori e figli  (un’ora alla settimana per i figli e un incontro iniziale e uno finale per i genitori)


 
Info: tel. 333 5909066