"Se cerchi l'infinito lo troverai nel sorriso di un bambino; abbi cura di quel sorriso, è l'anima del mondo"


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martedì 17 settembre 2013

Problemi di comportamento

I disturbi del comportamento sono un insieme eterogeneo di condotte socialmente disfunzionali, che si caratterizzano genericamente per una mancanza di controllo in diversi ambiti o livelli, e che possono essere raggruppate e classificate come "disturbi esternalizzanti del comportamento".
Si caratterizzano per essere un insieme di comportamenti etero-diretti, ossia modalità attraverso le quali il soggetto interagisce sul piano fenomenico con l'ambiente “esterno”, contrassegnati da difficoltà attentive, impulsività, iperattività, aggressività, distruttività, ed azioni di tipo antisociale e/o delinquenziale.
 
Alcuni bambini possono manifestare un atteggiamento persistente e costante di sfida, disobbedienza e ostilità nei confronti di genitori, insegnanti e altri adulti in generale.
Questi bambini perdono di continuo il controllo, litigano con gli adulti, si rifiutano di obbedire alle regole, accusano gli altri per i propri errori e sono spesso arrabbiati e rancorosi (Disturbo Oppositivo Provocatorio)
Alcuni ragazzi possono mostrare una modalità di comportamento ripetitiva e persistente in cui violano i diritti altrui o le norme o le regole appropriate per la loro età.
La loro condotta è più grave della normale malvagità e delle monellerie tipiche dei bambini e degli adolescenti. Le difficoltà a casa, a scuola e in società sono comuni, e spesso si manifesta una precoce attività sessuale. L'autostima di questi giovani è spesso molto scarsa, sebbene tendano a proiettare un'immagine di 'durezza' o di forza (Disturbo della Condotta).
Alcuni bambini e ragazzi possono incontrare molte difficoltà nel mantenere la propria attenzione orientata ad un compito, controllare l’impulso ad agire, regolare in generale il livello della propria attività (Disturbo da deficit di attenzione e Iperattività – ADHD).
Dottoressa Myriam Frittoli

mercoledì 19 settembre 2012

Training di mindfulness per bambini e ragazzi

Contro lo stress da scuola arriva dall’America la Mindfulness per bambini e ragazzi
Il corso per bambini da 4 a 14 anni insegna giocando le tecniche di respirazione e consapevolezza mentale elaborate dal professor John Kabat-Zinn, fondatore della clinica per la riduzione dello stress dell’Università del Massachusetts.
Uno strumento per crescere bambini e ragazzi calmi e forti, sereni e attenti.

Attacchi di panico, stress, disturbi dell’attenzione, difficoltà di relazione, malattie immaginarie che compaiono ai primi impegni scolastici. Un malessere sempre più diffuso tra i bambini di oggi, iperattivi, multitasking, perennemente connessi, ma scollegati da se stessi e dagli altri. Un malessere che si può evitare accompagnando i propri figli in una esperienza di Mindfulness, la tecnica per abituarli serenamente e in modo ludico all’ascolto del respiro e alla concentrazione.

La Mindfulness ha le radici nella cultura orientale ed è stata applicata prima in ambito ospedaliero dal medico John Kabat-Zinn, fondatore della clinica per la riduzione dello stress dell’Università del Massachusetts negli Stati Uniti. La particolare tecnica di meditazione – priva di qualunque matrice religiosa - si è diffusa in questi anni anche tra i manager e nelle scuole americane.

Il programma di Susan Keiser Greenland, teacher americana della Mindfulness nelle scuole, è stato adattato per offrire ai bambini uno strumento in più per una relazione serena. Vengono proposti esercizi sperimentati e appresi in modo esperienziale in gruppo.Altri esercizi per trasformare le potenzialità in capacità vengono suggeriti come esercizi pratici informali da applicare a casa nel proprio quotidiano e a scuola per sviluppare strategie di fronteggiamento dello stress più efficaci e potenziare l’attenzione, imparando a contenere e modulare l’iperattività. Viene rilasciato materiale cartaceo, audio e video ai genitori per condividere il percorso e continuare la tecnica a casa.

OBIETTIVI PRINCIPALI

·         Apprendere strategie mentali efficaci per contrastare lo stress

·         Potenziare l’attenzione e sviluppare capacità di autocontrollo dell’iperattività

 
DURATA DEL PROGRAMMA

Otto  incontri più due colloqui con genitori

Gli incontri saranno a cadenza settimanale.

 
COSTI

Da concordare

 

 

Bambini stressati... arriva la mindfulness!

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Mindfulness, la nuova meditazione antistress
Il metodo della «consapevolezza» per alleviare dolori e disagi quotidiani: la chiave è prestare attenzione al presente.

Leggi l' articolo del corriere

In partenza a Milano un corso per bambini.

Maggiori informazioni nella sezione corsi

 

mercoledì 2 maggio 2012

Vittima di bullismo? Ecco cosa dire e fare...

Con il termine “bullismo” s’intendono le prepotenze attuate da ragazzi nei riguardi di loro coetanei principalmente in ambiente scolastico. Se sei vittima del bullismo o se cerchi dei consigli da dare ad un ragazzo che subisce questo tipo di prepotenze, in questa guida troverai alcuni suggerimenti su come affrontare il problema che potrebbero rivelarsi molto utili.

1) Dare consigli su come comportarsi in caso di bullismo è complicato perché ogni caso è differente dall’altro, però ci sono dei suggerimenti che possono essere validi in ogni situazione. Il consiglio di base è di non abbatterti mai e non lasciarti prendere dalla depressione: se qualcuno fa il prepotente con te, finisce col farti stare male, ti fa sentire triste e arrabbiato e distrugge la tua autostima. Non cadere in questa spirale ma trova la forza di reagire.

2) Tieni sempre presente che il bullo è compiaciuto dalle tue reazioni (qualunque esse siano), si diverte se ti vede arrabbiato o se piangi. Quindi, se subisci una provocazione, cerca in tutti i modi di mantenerti calmo e sereno, non mostrarti preoccupato o angosciato. Se non reagisci, il bullo si stancherà e in breve tempo ti lascerà in pace.

3) Se il bullo ti prende in giro con sfottò e battute, in primo luogo, non dar peso alle sue parole ma continua ad avere una buona opinione di te. Poi, cerca di pensare in anticipo ad alcune risposte divertenti e brillanti che puoi dirgli (senza essere troppo provocatorio) in modo da freddarlo buttandola sul ridere e mettendolo nella condizione di non sapere come replicare. In ogni caso, cerca di farti vedere calmo e sicuro di te.

4) E’ importante che ti ricordi sempre che i bulli sono prepotenti nei tuoi confronti perché sono degli insicuri e in molti casi hanno grossi problemi familiari e in questo modo cercano di attirare l’attenzione su di sé. Ricorda che non sei tu quello sbagliato ma loro e non devi mai provare vergogna delle aggressioni (fisiche o verbali) subite ma devi cercare di reagire.

5) Devi imparare a vincere la vergogna e l’imbarazzo che è normale provare in questi casi e parlarne con qualcuno, è importante che non ti isoli. Racconta l’accaduto ad un amico, un fratello, ai tuoi genitori, a un parente, ad un insegnante o a qualunque persona ti ispiri fiducia. Se tieni la cosa nascosta dentro di te la situazione non cambierà mai.

6) A scuola, prima di entrare in classe o durante l’intervallo, cerca di stare in un luogo tranquillo circondato da amici magari vicino a qualche adulto o a compagni che ti difendono. Se per tornare a casa prendi il bus, siediti vicino all’autista o a qualche adulto. In caso contrario, cerca di capire qual è il momento migliore per andare via evitando il bullo.

7) Se il bullo ti aggredisce fisicamente, non reagire azzuffandoti lui. La violenza finisce per peggiorare la situazione e potresti farti male. Meglio se fai finta di niente e ti allontani. Se puoi, richiama l’attenzione di un adulto e raccontagli l’accaduto. Non farti condizionare dall’idea che gli altri possono pensare che hai paura e stai scappando dal bullo.

8) Se ti senti solo, cerca nuovi amici con i quali parlare del problema. Non pensare che raccontandolo a qualcuno peggiorerai le cose. Anzi, se chiedi aiuto non sarai più da solo e insieme potrete pensare a un modo per risolvere il problema. Inoltre, è importante che fai capire agli altri ragazzi di non sostenere il bullo ridendo alle sue prese in giro o prepotenze e non restare a guardarlo.

9) Cerca di ignorare il bullo o impara a guardarlo negli occhi e chiedergli di smetterla col suo comportamento. Dimostrati deciso, fermo e sicuro di te. Fagli capire che non ti fa paura, che le sue parole non hanno alcun effetto su di te e ti ritieni più intelligente di lui. Lo metterai in imbarazzo e un po’ alla volta ti lascerà in pace.

10) Se conosci qualcuno che subisce prepotenze, è molto importante che ti schieri dalla sua parte e lo fai sentire meno solo. Non ridere se vedi che viene preso in giro o subisce maltrattamenti e non restare a guardare. Racconta tutto ad un adulto immediatamente e chiedigli consigli. Parlarne con altri non significa fare la spia ma è un modo aiutarlo. Ricorda che potresti essere tu la prossima vittima del bullo, non saresti contento se qualcuno ti aiutasse?

11) Infine, ricorda che il Ministero dell’Istruzione ha messo a disposizione il numero verde 800.66.96.96 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 19) a cui puoi rivolgerti per segnalare casi, ottenere informazioni generali, ricevere sostegno e chiedere consigli su come comportarti in caso di bullismo che hanno come vittima te o un amico.



tratto da www.saperlo.it

mercoledì 28 marzo 2012

Il disturbo oppositivo provocatorio

La caratteristica fondamentale del Disturbo Oppositivo Provocatorio è una modalità ricorrente di comportamento negativistico, provocatorio, disobbediente, ed ostile nei confronti delle figure dotate di autorità che persiste per almeno 6 mesi ed è caratterizzato da frequente insorgenza di almeno uno dei seguenti comportamenti:



  • perdita di controllo
  • litigi con gli adulti
  • opposizione attiva o rifiuto di rispettare richieste o regole degli adulti
  • azioni deliberate che danno fastidio agli altri
  • accusare gli altri dei propri sbagli o del proprio cattivo comportamento
  • essere suscettibile o facilmente infastidito dagli altri
  • essere collerico e risentirsi
  • essere dispettoso o vendicativo
Per definire il Disturbo Oppositivo Provocatorio, i comportamenti devono manifestarsi più frequentemente rispetto a quanto si osserva tipicamente nei soggetti di età e livello di sviluppo paragonabili e devono comportare una significativa compromissione del funzionamento sociale, scolastico, o lavorativo.
I comportamenti negativistici ed oppositivi sono espressi con persistente caparbietà, resistenza alle direttive, scarsa disponibilità al compromesso, alla resa o alla negoziazione con gli adulti o coi coetanei. L’oppositività può anche includere la deliberata o persistente messa alla prova dei limiti, di solito ignorando gli ordini, litigando e non accettando i rimproveri per i misfatti. L’ostilità può essere diretta contro gli adulti o i coetanei e viene espressa disturbando deliberatamente gli altri o con aggressioni verbali (di solito senza le più gravi aggressioni fisiche osservate nel Disturbo della Condotta).
 Dal momento che un comportamento oppositivo transitorio è molto comune nei bambini in età prescolare e negli adolescenti, si dovrebbe usare cautela nel fare la diagnosi di Disturbo Oppositivo Provocatorio specie durante questi periodi di sviluppo. Tutti i bambini possono essere scontrosi e capricciosi, però nei soggetti con il DOP queste caratteristiche si presentano amplificate tanto da arrivare a compromettere, in maniera significativa, il loro inserimento sociale.
 
 
Come aiutarli ad uscire da questo stato di disagio?
La parola d’ordine, di un buon intervento educativo e psicologico, dovrà essere “comprensione”. Sono bambini che non vanno curati, né cambiati, ma prima di tutto capiti. Con i loro comportamenti sembrano volerci allontanare, ma se ce ne andiamo soffrono di solitudine. Bisogna cercare, allora, di superare le barriere che ci separano dal loro mondo, capire la causa del loro male interiore.
Forse sono ostili perché cercano di difendersi, a causa di traumi che li hanno portati a diffidare degli altri, oppure vogliono attirare l’attenzione, perché hannombisogno di comunicare i loro problemi e non conoscono altro canale che l’aggressività.
Cosa pensano i bambini DOP? Come valutano se stessi e le loro azioni? Sono contenti del loro modo di essere o vorrebbero cambiare?
Chi è estraneo al mondo della neuropsichiatria infantile, di fronte alle condotte
prepotenti e aggressive dei soggetti oppositivi e provocatori, è portato a dare
 giudizi che però spesso sono lontani dalla verità.
Certo non è difficile cadere in errore perché, osservando il modo in cui questi
 ragazzini si relazionano con gli altri, si può facilmente credere che essi provino
 piacere nel suscitare il pianto dei compagni, nel portare gli insegnanti all’orlo
 della disperazione, nel creare scompiglio e nel rompere tutto ciò che capita loro
 a tiro.
Si pensa che essi siano fieri di se stessi, che godano nell’essere temuti dagli altri,
ma sta proprio qui la nostra cecità, nell’essere incapaci di andare con lo sguardo
oltre le immagini apparenti, per cogliere il nocciolo della loro sofferenza.
Il soggetto affetto dal DOP non vive una vita felice e serena, non è contento del
suo modo di essere e si duole per le opinioni che le altre persone hanno di lui.
L’immagine che ha di sé è molto svalutante, si considera un incapace, indegno
dell’amore altrui e crede che nessuno mai gli potrà essere amico. Si sente
rifiutato, ma sa di essere lui stesso la causa del suo isolamento e così sviluppa
livelli molto bassi d’autostima e spesso anche dei Disturbi dell’Umore.
Come sostiene Patterson, spesso, questa bassa considerazione che il bambino
oppositivo provocatorio ha di se stesso, nasce proprio nell’ambiente domestico.
Il rapporto che questi soggetti hanno con i loro parenti è molto complesso, si
tratta di una sorta di coercizione reciproca che, alla lunga, tende a sgretolare
l’unità familiare. Sono gli stessi genitori ad attribuire ai loro figli delle etichette, a definirli “insopportabili”, “aggressivi”, “terribili”. Queste espressioni che possono essere
dettate da un momento di collera, se ripetute più e più volte, vengono interiorizzate dal bambino, diventando delle auto-asserzioni negative che egli ripeterà a sé stesso ogni qual volta si sentirà abbandonato da qualcuno.
Se qualcuno gli si avvicina per instaurare un rapporto, anziché esserne felice, si mostra diffidente e reagisce con il suo repertorio di comportamenti ostili, come a voler mettere alla prova le intenzioni del suo interlocutore. È come se gli chiedesse “Mi vuoi bene anche se ti dimostro che non valgo niente, anche se ti faccio vedere che mi sono preso gioco di te? Mi vuoi bene anche se io stesso sono sicuro di essere un buono a nulla, e sono certo che nessuno mi potrà mai amare?”.
Il soggetto DOP, quindi, è convinto che anche chi cerca di avvicinarsi a lui in veste d’amico, chi dice di volergli bene e di volerlo aiutare, alla fine, imparando a conoscerlo cambierà idea e lo lascerà nuovamente solo, quindi è bene mettere subito alla prova queste persone, verificare il loro grado di sopportabilità, perché tanto anche loro impareranno ad odiarlo ed è meglio che questo accada prima che egli si illuda di poter ancora ricevere affetto.

Modificare il comportamento intervenendo sulle conseguenze: punizioni e rinforzi
Per far sì che le provocazioni, l’ostilità e gli atteggiamenti aggressivi del DOP vadano estinguendosi, è necessario fare in modo che il bambino incomba in delle conseguenze negative ogni qual volta faccia ricorso a tali comportamenti. Esistono dei metodi, utilizzabili sia in un contesto scolastico che familiare, che permettono di “punire” il bambino in maniera intelligente, evitando cioè di fare ricorso a castighi rigidi e rimproveri umilianti, che potrebbero produrre effetti indesiderati.
Alcune di queste strategie consistono nel:
  • Premiare i comportamenti positivi, anche piccoli ma che conducono alla condotta desiderata e allontanano da quella indesiderata

  • Preferire i premi per i comportamenti positivi (anche piccoli) alle punizioni

  • Evitare le prediche

  • Preferire sempre la perdita di un privilegio (es. uscire o guardare la tv) alla punizione (es. fare qualcosa di spiacevole)

  • Scegliere le punizioni solo per comportamenti molto gravi (esplicito danno verbale o fisico agli altri) e solo se si è provato tutto il resto.

  • Decidere tre regole che tutti dovranno tenere in casa o a scuola (scegliere: “parlare a voce bassa” piuttosto che “non si grida”)

  • Se si decide di rimproverare farlo con poche e specifiche parole es. “avevamo stabilito questa regola, tu l’hai infranta, quindi, come avevamo stabilito ti tocca rinunciare a questo”.

  • Se si decide di punire NON usare mai la violenza fisica (sempre bene ribadirlo) perché non facciamo che peggiorare la situazione oltre che fare un grave danno al bambino.

  • Se si sceglie di premiare o in alternativa, togliere un privilegio, questo deve essere fatto subito. Se si lascia passare troppo tempo l’effetto sul comportamento svanisce.

  • Essere sempre chiari e leali

  • Ricordarsi di dare il “buon esempio”. Siamo il suo principale modello. Una risposta stizzita o aggressiva non fa che rinforzare il comportamento oppositivo del bambino.

  • Attenuare l’esposizione agli antecedenti che normalmente conducono a comportamenti oppositivi. Ricercare le condizioni che attenuano i comportamenti indesiderati.

  • Rimproverare in privato o comunque in modo tale che non possano udire terze persone. La punizione non dovrà servire a formulare giudizi, ma dovrà limitarsi a descrivere il comportamento indesiderato in maniera obiettiva. Al bambino verranno spiegate le motivazioni che rendono sbagliata tale condotta, verranno suggerite modalità comportamentali alternative e verranno indicati i vantaggi derivanti dalla loro messa in atto.

  • Ignorare le “esibizioni” del bambino, ossia rimuovere il rinforzo derivante dall’attenzione degli “spettatori”.

  • Punire attraverso il Timeout ossia attraverso il trasferimento del bambino in un luogo in cui siano inaccessibili i rinforzamenti positivi, come l’attenzione, l’approvazione dei pari, i giocattoli ed altri oggetti interessanti. Questo luogo potrà essere il corridoio di casa, un angolo della stanza, o semplicemente una sedia, l’importante è non scegliere mai spazi che potrebbero infastidire il bimbo più del dovuto, come zone buie o confinate. È bene ricordare, inoltre, che è sufficiente un tempo di appena tre, quattro minuti, e che aumentare tale periodo con lo scopo di rafforzare il valore della punizione è solo controproducente.

  • Sorprendere il bambino con reazioni impreviste. Questa strategia, proposta da Fiorenza e Nardone serve, in particolare, per fronteggiare gli atteggiamenti provocatori attraverso comportamenti stravaganti, che disorientano il soggetto e lo inducono a riflettere sulle proprie condotte. La tecnica consiste nel rispondere alle provocazioni, non con rimproveri o punizioni, ma con azioni che possono apparire incomprensibili, come accostarsi al soggetto e dargli un bacio sul naso, senza dare alcuna spiegazione e limitandosi ad asserire che si aveva voglia di farlo.Questa risposta originale vuole di fatto comunicare al bambino due messaggi:  
1) non casco nelle tue provocazioni;
2) sono capace anch’io di provocarti.

  • Premiare e Punire attraverso gradagno o perdita di punti

  • Piuttosto di dare indicazioni vaghe es. “Comportati bene” o “bravo, oggi ti sei comportanto bene” preferire espressioni come ad esempio “Bravo. Hai apparecchiato la tavola senza fartelo ripetere due volte, ti meriti un premio”

Dottssa Myriam Frittoli

giovedì 15 marzo 2012

Tu chiamale se vuoi... EMOZIONI

Aggressività?

Scarso autocontrollo?


Difficoltà nel rispettare le regole?


Pianto per ogni piccola frustrazione?

Accompagnare un bambino nella sua crescita emotiva sembra essere diventato oggi un compito educativo molto più faticoso rispetto al passato.


La dottoressa Myriam Frittoli, psicologa e psicoterapeuta  esperta dell’infanzia e dell’adolescenza, organizza un corso per “educare alle emozioni“.

Incontri  gratuiti di presentazione per i genitori ed insegnanti  su prenotazione.


Obiettivo: riconoscere e rispettare le emozioni proprie e quelle altrui per promuovere il benessere psicologico e relazionale, la riuscita scolastica e prevenire gli episodi di bullismo e le altre forme di disagio psicologico.

Inizio corsi:  al raggiungimento di 3 iscritti di pari scolarità


Durata : 10 incontri: 2 con i genitori,  6 con i bambini (in gruppi di 3/4 , divisi a seconda dell’età 5-7 anni, 8-10 anni)


Frequenza: Incontri separati genitori e figli  (un’ora alla settimana per i figli e un incontro iniziale e uno finale per i genitori)


 
Info: tel. 333 5909066