"Se cerchi l'infinito lo troverai nel sorriso di un bambino; abbi cura di quel sorriso, è l'anima del mondo"


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giovedì 12 settembre 2013

venerdì 14 dicembre 2012

mercoledì 5 settembre 2012

Mia figlia ha un'intelligenza borderline...


“Gentile dottoressa le scrivo perché ho da poco avuto la diagnosi di mia figlia Sara, di 16 anni, e c’è scritto “intelligenza borderline: il suo Quoziente Intellettivo misurato con test standardizzati (WISC-III; SPM) oscilla tra 71 e 80."  Mia figlia mi sembra normale, fa solo un po’ fatica a scuola. E’ stata bocciata in terza media( dicevano che era immatura) e ora l’hanno bocciata in prima superiore, al liceo sociopedagogico. Pensavamo avesse un disturbo dell’apprendimento come il fratello che fa la quarta elementare; ma ci hanno detto che non è così. Ma allora cosa ha? Grazie. Filomena”
Gentile signora Filomena, purtroppo spesso arrivano diagnosi solo con etichette e poche spiegazioni.
Le difficoltà riscontrate fino ad oggi da sua figlia non possono essere attribuite a difficoltà specifiche di apprendimento perché per fare tale diagnosi il punteggio dell’intelligenza (QI) deve essere superiore di 85.

Sara ha un punteggio del QI tra 71 e 80 e per questo viene definito un funzionamento intellettivo limite o borderline.
Questo significa che non ha un ritardo mentale perché il suo QI non è inferiore di 70 e quindi non cade significativamente sotto la media; ma neppure un’intelligenza normale perché questa, per definizione, si colloca tra 85 e 105.
Il funzionamento intellettivo limite è caratterizzato non solo da un valore numerico (QI), ma anche da una più o meno significativa limitazione del funzionamento adattativo. Con questo termine vengono indicati tutti quei comportamenti che permettono ad un individuo di adattarsi al contesto in cui vive e di rispondere alle esigenze ambientali elaborando, analizzando ed infine scegliendo la risposta comportamentale che risulti maggiormente adeguata. Questa capacità è legata a diversi fattori, tra questi l’intelligenza svolge un ruolo determinante. E’ evidente che quando il funzionamento intellettivo non è propriamente nella norma si possono avere carenze in ambiti quali l’autonomia personale, la comunicazione, la cura di sè, le abilità sociali, le abilità accademiche-scolastiche, la capacità di usare le risorse della comunità o  le abilità relative alla gestione del tempo libero.
Ha mai notato queste difficoltà in Sara?
Questo quadro che si colloca in una fase di limbo tra patologia e normalità, può nascondere molte insidie e difficoltà. Il fatto che Sara sia stata esposta più volte all’insuccesso scolastico potrebbe contribuire alla formazione di un’immagine di sè come perdente non solo a scuola ma estesa anche ad altri ambiti quali lo sport, il gruppo dei pari o la vita in generale. Quindi l’abbassamento dell’autostima è un rischio sempre in agguato per questi ragazzi che, in assenza di un’intelligenza francamente deficitaria, sono in grado di comprendere che non sempre riescono a fare le cose bene come gli altri.
Consiglio di creare “occasioni di successo” per Sara, riconsiderando anche la scelta scolastica fatta (meglio una scuola professionale). Potrebbe essere utile anche un supporto che aiuti la ragazza ad acquisire abilità strategiche di  pensiero, a sviluppare la metacognizione e maggiore sicurezza in se stessa.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Dottoressa Myriam Frittoli

lunedì 3 settembre 2012

(R)Incomincia la scuola

Ultimi giorni per completare i fatidici "compiti delle vacanze" perchè fra poco.... Ricomincia la scuola!!! Il mio pensiero, in particolare,  va a tutti quei ragazzi e relativi genitori che dovranno affrontare una nuova sfida...
Prima elementare, prima media, prima superiore: il primo giorno di scuola fa più paura se si affronta l'ignoto. L'esordio sui banchi è un passaggio importante: non c'è adulto che non si ricordi il suo.
Ecco qualche dritta utile per viverlo e farlo vivere al meglio.
 
1° elementare
Per i bambini di 5-6 anni l'attesa del cambiamento può essere stressante; a questa età sono molto conservatori e sentono già il peso delle aspettative degli adulti.
Potrebbe accadere che i bambini siano più agitati del solito, più di malumore, con maggiori difficoltà ad addormentarsi o con bruschi risvegli. Che fare?
Per evitare di caricare il piccolo d'ansia evitate i continui riferimenti al fatidico giorno.
Sconsiglio anche di portarli a vedere la scuola quando è ancora chiusa: vuota e silenziosa potrebbe turbarli.
Molto utile, invece fare insieme i primi acquisti (astuccio, cartella.... per gli altri meglio aspettare le indicazioni date dagli insegnanti). Godetevi il profumo delle matite e l'entusiasmo dei ragazzi in grado di placare possibili ansie. Partecipate alle scelte, ma non impotene il vostro gusto e le vostre idee.
Consiglio, infine, di abituare gradatamente il bambino ai nuovi orari, per prevenire traumatici risvegli.
 
1° media
Particolarmente delicata è la transizione alle medie che avviene in età preadolescenziale. La scuola appare ai ragazzi popolata da adulti dalla figura meno affettiva rispetto alla maestra delle elementari. Sconsiglio, quindi, di "caricare la dose" continuando a ripetere quanto saranno severi i prof.
Meglio rassicurarli sulle loro qualità e capacità e sulle potenzialità del nuovo percorso. Magari raccontate ai vostri figli i vostri ricordi più belli e più buffi di quell'età, degli insegnanti che vi hanno lasciato qualcosa di positivo anche se magari all'inizio vi intimorivano tanto.
 
1° superiore
I vostri figli saranno più preoccupati non tanto dei nuovi prof e delle nuove materie, ma di non essere accettati, di essere etichettati, giudicati, di non riuscire a soddisfare le aspettative dei compagni, dei docenti e anche, dei genitori. Consiglio di fare un passo indietro: parlate di meno e ascoltate di più i vostri ragazzi. Evitate, per esempio, di dir loro tutto quello che dovrebbero fare per essere dei bravi ragazzi. Per gli adolescenti può essere importante, per esempio, come andare vestiti il primo giorno di scuola... comprate insieme magari quella maglietta speciale da conservare per il suo esordio.
 
Nell'augurare a tutti un Sereno nuovo anno scolastico ricordo a tutti i genitori di distinguere sempre  le vostre paure da quelle dei vostri figli: solo così potete fare sentire che ci siete e che siete in grado di aiutarli.
Dottoressa Myriam Frittoli

domenica 13 maggio 2012

Di cosa si occupa lo psicologo a scuola?


<><><>"STAR BENE A SCUOLA, PER FARE BENE A SCUOLA"<>
Ecco di cosa si occupa lo psicologo nel contesto scolastico:

Prevenzione, identificazione precoce e training di potenziamento centrato
sulle difficoltà di apprendimento


L’apprendimento è un bellissimo viaggio. Spesso è un percorso spontaneo che segue
naturalmente il suo flusso, senza intoppi. Altre volte, durante il cammino, i bambini
possono inciampare perché non sempre sono dotati degli strumenti adatti
per fronteggiare autonomamente le difficoltà. I fattori che interferiscono
con un apprendimento ottimale sono molteplici: lo stile di insegnamento,
la motivazione, il senso di autoefficacia, l’autostima oppure un disturbo specifico.
Un aiuto specializzato può servire per prevenire i disturbi dell’apprendimento
e diventare autonomi nello studio e nella vita.

Promozione dell’Autostima e della Motivazione
Da bambini le difficoltà possono incidere su tutto lo sviluppo psichico.
Scarsa motivazione, bassa autostima, perdita della gioia di vivere e del senso di sé
sono alcuni nemici in agguato.
Oggi sappiamo che Autostima e Motivazione si sostengono a vicenda.
A volte può essere utile una guida che conduca i bambini e i ragazzi passo passo
nel viaggio alla ricerca del loro essere abili, del loro saper fare e saper essere,
del loro amore innato verso se stessi, il mondo e la conoscenza.
La motivazione muove i nostri passi: è l’unica cosa che ci sostiene
e ci permette di intraprendere il nostro cammino di crescita.
Motivazione ed emozione camminano tenendosi per mano.
Un apprendimento motivato è un apprendimento connotato emotivamente e viceversa.

<>
Educazione Emotiva e Socio-affettiva
La consapevolezza delle proprie emozioni è un elemento chiave al fine di maturare
un'appagante vita sociale fondata sull'interscambio e sulla capacità empatica,
in un rapporto che coinvolge una pluralità di interlocutori.
L’intelligenza emotiva si fonda sulla capacità di intuire i sentimenti, le aspirazioni e
le emozioni delle persone che ci circondano e di avere una piena cognizione
del proprio stato d'animo.
Educare al riconoscimento delle emozioni proprie e altrui è fondamentale
per favorire relazioni positive tra gli studenti e limitare gli episodi di bullismo,
aggressività e oppositività.
 

venerdì 11 maggio 2012

Compiti sì o compiti no?

Compiti si… Compiti no…? Quante volte mi sento fare questa domanda.
Sono una mamma oltre che un esperto di psicologia dell’apprendimento e la mia risposta è influenzata da entrambi i ruoli che vivo.
Da mamma sento anche io la preoccupazione di molte famiglie che vivono a volte con fatica l’impegno dei compiti a casa. Ed è una fatica dovuta almeno a due motivi diversi: c’è chi si lamenta per il tempo prolungato che i propri figli devono passare sui libri, e chi si lamenta perché non è obiettivamente in grado di capire come aiutarli, dal momento che le attività didattiche moderne sono lontane e diverse da quelle che ovviamente abbiamo ricevuto nel passato. Ricordo la discussione di una bellissima tesi di laurea a cui ho assistito, nella quale si descriveva un’indagine su di un campione di centinaia di famiglie italiane, il 67 per cento delle quali diceva di vivere con stress l’impegno dei compiti scolastici. Anzi misurando tale stress con una scala come quella della febbre, la temperatura superava i 38° per due famiglie su tre. Soprattutto nel passaggio tra le scuole primarie e le secondarie. Per fortuna tali indici ci dicono anche che per il 33% delle famiglie intervistaste i compiti rappresentavano un impegno a giusto carico.
Il problema, da esperto dell’apprendimento, credo sia proprio qui: il giusto carico fa la differenza. E anche in questo caso il giusto carico è da intendersi sia in termini quantitativi che qualitativi.
Al riguardo vorrei dire alcune cose.
Inanzitutto quanti compiti dare: gli studi di psicologia cognitiva hanno dimostrato che se è necessario esercitare i meccanismi dell’apprendimento, per stabilizzare e facilitare il recupero delle conoscenze acquisite, superare un certo numero di ore di studio è inutile e rischioso. Ne può derivare infatti un apprendimento di breve durata, apparente, che affatica il sistema cognitivo e lo rende incapace di recepire nuove cose il giorno seguente. Non solo, la motivazione all’impegno, e alla competenza, rischiano di affievolirsi, di lasciare il posto al fare tanto per fare, o peggio ancora al fare per paura delle conseguenze, non ultime l’insuccesso stabile e la disistima.
Dunque fondamentale dal punto di vita educativo diventa quali compiti dare e come farne fare tesoro all’allievo. E la scelta è facile se si pensa al significato più semplice che da sempre i compiti hanno avuto, o avrebbero dovuto avere.
E cioè far esercitare conoscenze apprese a scuola. Questo è il punto di svolta. L’esercizio a casa o lo studio servono a rendere stabili conoscenze che la scuola, il docente.., ha trasmesso, facilitato, concorso a far apprendere..…
Demandare ai compiti a casa ciò che la scuola deve insegnare è l’errore maggiore sia per i limiti che comporta verso l’apprendimento stesso che per i limiti motivazionali a sentire il continuum educativo tra famiglia e scuola.
E in ogni caso la mole di lavoro assegnato a casa deve essere commisurata all’età e al tempo già dedicato alla scuola.
Da docente dunque mi permetterei di rassicurare i docenti: non importa la qualità e la quantità dei contenuti per fare un bravo insegnante, ma la qualità dei metodi di trasmissione del sapere.
E da genitore mi permetterei di incoraggiare i genitori ad essere alleati del bambino contro la fatica di imparare e contro l’errore. Bisogna far sentire che si è dalla loro parte, ma sempre in linea, in sinergia con la scuola. Lasciarli soli in una stanza a studiare non va bene, ma è altrettanto sbagliato fare i loro compiti: bisogna star loro vicino, senza sostituirsi, si deve partecipare riconoscendone l’impegno e gratificandoli quando riescono nel loro lavoro. E se i compiti sono troppo difficili? Meglio avvertire serenamente l’insegnante: «La prego di spiegare di nuovo l’esercizio perché il mio bambino da solo non è in grado di svolgerlo».
E a tutti, docenti e genitori, raccomando un principio che io stessa utilizzo di fronte ad ogni bambino che aiuto: incoraggiare a farcela ottiene sempre il meglio da ciascuno, qualunque sia la difficoltà da affrontare. E’ quello che gli esperti chiamano «carezza educativa»: il riconoscimento dell’impegno e delle competenze acquisite dal bambino ne amplifica la capacità ricettiva e la motivazione alla fatica dell’apprendere.


Tratto da un'articolo di Daniela Lucangeli, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo a Padova, membro dell’Osservatorio nazionale sull’infanzia e dell’Academy of learning disability

lunedì 7 maggio 2012

Prevenire...si può

Le difficoltà di apprendimento rappresentano uno dei più rilevanti problemi in ambito scolastico e psicopedagogico. Secondo recenti studi epidemiologici su territorio nazionale il 5-10 % dei bambini presenta un disturbo dell’apprendimento. Tale problema è spesso alla base del disagio e del conseguente abbandono scolastico, in particolare nel caso di quei bambini che si trovano a vivere situazioni socioculturali svantaggiate .

La dottoressa Myriam Frittoli, psicologa e psicoterapeuta esperta dell’infanzia e dell’adolescenza, vuole offrire un programma completo di intervento con strumenti mirati per prevenire e identificare precocemente i casi a rischio e intervenire concretamente, attraverso strumenti operativi innovativi, nel potenziamento dei prerequisiti che le recenti ricerche hanno evidenziato quali basilari per la completa acquisizione della lettura, della scrittura, del calcolo.

Incontri gratuiti di presentazione per i genitori ed insegnanti, su prenotazione.


Obiettivi:
  • Potenziamento delle abilità carenti, fondamentali prerequisiti all’apprendimento della letto-scrittura 
  • Incrementare la qualità dell’insegnamento scolastico 
  • Formare gli insegnanti al riconoscimento precoce dei casi a rischio
  • Favorire la continuità didattica tra la Scuola dell’Infanzia e la Scuola Primaria

Destinatari: bambini dell'ultimo anno della scuola dell'infanzia e del primo anno della scuola primaria. Insegnanti. Genitori.

Info: tel. 333 5909066

mercoledì 2 maggio 2012

Labirinti

Per potenziare l'abilità finomotoria e le abilità visuospaziali eccovi dei simpatici labirinti.


domenica 29 aprile 2012

Missione compiti

Titolo: MISSIONE COMPITI. Manuale di sopravvivenza per i genitori
Autore: Gianluca Daffi

Quante volte vi è capitato di dover litigare con i vostri figli per convincerli a sedersi alla scrivania e fare i compiti?

Quanti pomeriggi avete passato cercando in tutti i modi di far loro entrare in testa qualche pagina del libro di testo?

Purtroppo molto spesso lo spazio quotidiano dedicato ai compiti a casa più che in un momento importante di crescita per genitori e figli diventa una vera e propria «battaglia».

Questo libro è un "manuale di sopravvivenza" dedicato a mamma e papà.
L'autore suggerisce tattiche e strategie per organizzare in modo astuto ed efficace il momento dei compiti.

Innanzitutto affronta un tema di grande attualità: perchè è importante fare i compiti a casa. In particolare rintraccia 3 obiettivi primari nell'eseguire i compiti:
1. fornire all'alunno tempi e spazi di riflessione personale
2. potenziare le competenze apprese o in via di sviluppo
3. portare a compimento il processo di apprendimento iniziato in classe

Inoltre, grazie ai compiti, sarà possibile aumentare il senso di responsabilità, lo sviluppo dell'autodisciplina e il senso di efficacia del bambino.

Più volte l'autore sottolinea l'importanza di non fare i compiti al posto del bambino; inoltre spiega anche come sia fondamentale il modo in cui il genitore stesso si pone davanti ai compiti del figlio. Il bambino non deve avere dubbi sul fatto che per mamma e papà quei compiti sono importanti tanto quanto lo sono per lui.

L'autore descrivere 3 possibili ruoli dei genitori di fronte ai compiti:

- ARBITRO
si siede accanto al figlio e comincia ad osservare come svolge i compiti; "fischia" a ogni mossa sbagliata, minaccia punizioni se lo sportivo batte la fiacca; nei momenti più critici può arrivare ad espellere il suo giocare dal campo completando al suo posto i compiti

- SPETTATORE
si accomoda accanto al giocatore, segue attentamente le sue azioni, si esalta quando riesce e si arrabbia quando "fa cilecca". Non prende parte alla partita ma si accontenta di formulare commenti, criticare...

- ALLENATORE
come un vero mister che ha l'obiettivo di favorire la crescita di un proprio atleta...
potrebbe mai sostituirsi a lui durante un allenamento? accetterebbe di guardarlo faticare inutilmente senza intervenire con esortazioni che possano guidarlo, suggerendogli strategie, spronandolo al raggiungimento di una preparazione in miglioramento?

Il genitore, quindi, dovrebbe avere un ruolo di sostegno ed essere una presenza rassicurante e "provocante".

Per capire se un compito sia ben svolto, sottolineando che gli errori sono fondamentali e che "solo chi non fa non sbaglia", il genitore-allenatore dovrebbe porsi tre domande:
a. il bambino è soddisfatto di come ha lavorato?
b. il bambino è sereno?
c. il bambino è ancora carico?

martedì 3 aprile 2012

pregrafismo

Molte scuole dell'infanzia non fanno più esercizi di pregrafismo...
Poi, però, quando iniziano la prima classe di scuola primaria vengono date per scontato...

Ecco alcune schede utili per i vostri bimbi di 5 anni...
Per loro sono come dei giochi, in realtà esercitano l'abilità finomotoria

potete scaricarne altre anche da questi link:

banca delle emozioni

tutto disegni







giovedì 29 marzo 2012

Giochi per facilitare l'apprendimento

Giochi da fare,
disfare, inventare,
in casa o in classe
per stimolare l'apprendimento nei bambini con difficoltà e non.



Giochi visivi
Il bambino discrimina forme, dimensioni e colori attraverso attività-gioco. Il bambino discrimina forme diversamente orientate nello spazio, individua somiglianze e differenze e memorizza stimoli visivi

Giochi tattili
Un bambino a turno viene bendato e invitato a riconoscere oggetti attraverso il tatto seguendo la seguente sequenza di proposte:
° il bambino cerca un oggetto stabilito tra una serie posta sul tavolo
° il bambino nomina gli oggetti a mano a mano toccati seguendo la direzione sinistra-destra
° il bambino definisce le qualità dell’oggetto
° il bambino inventa qualità assurde relativamente all’oggetto toccato
° il bambino esplora attraverso il tatto forme relative ai grafemi alfabetici





Giochi uditivi
· il bambino ascolta ad occhi bendati un suono o un rumore e ne individua la provenienza
· il bambino ascolta ad occhi bendati un suono e un rumore e ne individua la fonte
· il bambino ascolta e riconosce due suoni simili
· il bambino riconosce la differenza tra rumore, suono e fonema
· il bambino ascolta una serie di suoni e li riproduce nella giusta sequenza
· il bambino ascolta una serie di parole e le ripete nella giusta sequenza
· il bambino ascolta una serie di suoni registrati e individua il suono richiesto dall’insegnante o dai compagni
· il bambino ascolta suoni e rumori registrati ed abbina ad ognuno di essi l’immagine corrispondente
· il bambino sceglie tra una serie di immagini, quelle il cui nome inizia con lo stesso fonema
· il bambino riempie insiemi con immagini il cui nome inizia con il fonema stabilito

Giochi per conoscere il corpo
· il bambino tocca sul proprio corpo le parti nominate dall’insegnante o da un compagno
· il bambino esegue con il proprio corpo consegne verbali di questo tipo:
· alza un braccio
· chiudi gli occhi
· apri la bocca
· siediti all’indiana

Giochi acrobatici
· il bambino imita posizioni assunte dall’adulto
· il bambino imita posizioni rappresentate con le immagini
· in posizione supina solleva la palla con i piedi
· in posizione prona solleva la palla con le mani
· in piedi fa rimbalzare a terra la palla con le mani
· il bambino assume posizioni e le descrive

Giochi destra-sinistra
· alza la mano che ti serve per disegnare
· alza la mano che ti serve per mangiare
· lancia la palla verso destra
· tocca il piede sinistro
· fai tre passi a destra
· colpisci con la palla il birillo a sinistra

Giochi di equilibrio
· in piedi ad occhi chiusi conta fino a dieci
· in equilibrio su un piede solo conta fino a cinque
· in equilibrio sulle punte dei piedi conta fino a cinque
· esegue attività di equilibrio dinamico: 
· saltella a piedi uniti
· saltella a piedi uniti e divaricati
· saltella alternativamente prima su un piede, poi sull’altro 
· saltella su un piede solo
· saltella tra una serie di ostacoli senza urtarli
· cammina sulle punte
· cammina sui talloni

Le andature mimiche
· Saltare come conigli.
· Camminare fingendo di essere giganti(sollevando il più possibile le braccia e in punta di piedi.
· Camminare fingendo di essere nanetti.
· Camminare al rallentatore(cioè molto lentamente).
· Camminare fingendo di avere molta fretta.
· Camminare fingendo di trascinare qualcosa di molto pesante.
· Camminare facendo più rumore possibile.
· Camminare silenziosamente.
· Camminare allegramente.
· Camminare tristemente.

Movimenti in sequenza
Il bambino esegue sequenze motorie su imitazione e su richiesta verbale 
· braccia in alto-mani alle spalle
· braccia in alto-mani alle spalle-mani ai fianchi
· battere le mani in alto-mani alle spalle-battere le mani a destra e sinistra
· toccati il capo- tocca le spalle- tocca le gambe”
· toccati il capo- tocca le spalle-tocca le gambe-batti le mani”
· toccati il capo,-tocca una spalla-tocca l’altra spalla- tocca le gambe-batti le mani”
· il bambino esegue sequenze motorie invertendo la sequenza proposta dall’adulto.
  

Seguire con gli occhi  
· il bambino esegue un percorso a ostacoli
· il bambino cammina su una linea tracciata sul pavimento
· il bambino lancia la palla nel canestro
· il bambino colpisce con la palla un gruppo di birilli
· il bambino lancia e riafferra la palla
· il bambino lancia la palla, la fa rimbalzare e la riafferra
· il bambino colpisce ripetutamente un palloncino evitando di farlo cadere
· il bambino esegue percorsi grafici
· il bambino esegue ripassi grafici
· il bambino esegue sequenze grafiche
· il bambino riproduce grafemi rispettando le corrette sequenze grafo-motorie

Uno spazio da conoscere
· il bambino esegue consegne verbali relative a relazioni spaziali
· il bambino riproduce immagini rispettando relazioni spaziali
· il bambino descrive la posizione di oggetti nello spazio
· il bambino disegna rispettando le consegne verbali dell’insegnante
· il bambino riproduce disegni e grafemi rispettando le relazioni spaziali

Le azioni nel tempo
· il bambino rappresenta mimicamente una situazione suggerita dall’adulto rispettando la sequenza delle azioni. 
· il bambino rappresenta mimicamente una situazione a piacere, che l’adulto dovrà indovinare.
· il bambino indovina un’azione rappresentata dall’adulto attraverso la mimica.
· il bambino verbalizza una sequenza di azioni che l’adulto ha rappresentato attraverso la mimica.
· il bambino verbalizza situazioni di vita quotidiana rispettando la sequenzialità delle azioni.
· il bambino esegue sequenze di azioni su consegna verbale(“Appunta la matita gialla e disegna un sole; prendi questo pezzo di carta, piegalo e gettalo nel cestino).
· il bambino individua se le azioni descritte dall’adulto sono sequenzialmente corrette oppure no.
· il bambino ascolta una sequenza di azioni verbalizzata dall’adulto ed eseguirla al contrario attraverso la mimica. casa; disegna prima rispettando la consegna verbale( “disegna prima un fiore, poi un fungo, poi una mela..”.)
· il bambino riordina in sequenza temporale una serie di scenette relative a situazioni di vita quotidiana.
· il bambino riordina in sequenza temporale una serie di vignette relative a una storia ascoltata.
· il bambino riordina in sequenza temporale una serie di vignette cercando di ricostruire una storia già nota( ad esempio una fiaba).
· il bambino riordina in sequenza coppie di immagini individuando e verbalizzando la relazione causa-effetto.
· il bambino descrive situazioni di contemporaneità

Ritmo!
· il bambino ascolta e riproduce un ritmo eseguito dall’adulto.
· il bambino ascolta e riproduce un ritmo rispettando battute e pause.
· il bambino ascolta e riproduce un ritmo rispettando battute, pause e intensità.
· il bambino fa corrispondere una battuta di mani a ciascuno degli oggetti disposti su un piano( partire da minime quantità per aumentare gradualmente la difficoltà).
· il bambino ritma con battute e pause una sequenza di blocchi logici disposti sul tavolo dall’adulto.
· il bambino scandisce un ritmo rappresentato graficamente alla lavagna dall’adulto.
· il bambino scandisce un ritmo grafico rispettando pause e intensità.
· il bambino ascolta una sequenza di battute e la rappresenta graficamente.
· il bambino ascolta una sequenza di battute e pause e la rappresenta graficamente.
· il bambino ascolta una sequenza di battute di diversa intensità intervallate da pause e la rappresenta graficamente

 Dottssa Myriam Frittoli

Si ringrazia il sito la dislessia.org per le stimolanti indicazioni

mercoledì 21 marzo 2012

Il cestino dei tesori


Anche se i nostri bimbi non sanno ancora muoversi in autonomia, gattonando o camminando, possono già iniziare a “scoprire” il mondo già da seduti.

Ecco come.
Il cesto dei tesori è un gioco inventato oltre trent’anni fa da Elinor Goldschmied, una psicopedagogista britannica e rivolto ai bambini di età compresa fra i 6 e i 10 mesi.
In questo periodo infatti iil bambino:
* sperimenta e coordina le sue funzioni motorie, percettive e spazio-temporali
* afferra, dondola, lancia, sbatte, porta alla bocca gli oggetti
* il piacere che deriva da questi giochi, spinge il bambino a ripeterli più volte consentendogli il riconoscimento e la generalizzazione

Il cesto dei tesori consiste in un cesto di vimini o altro materiale naturale di circa 35 cm di diametro e circa 12 cm di altezza (ma io per comodità ho usato anche le scatole di latta dei biscotti) riempito con oggetti vari che hanno la caratteristica di essere “non strutturati”, sono cioè oggetti molto semplici fatti esclusivamente con materiali naturali: legno, metallo, gomma, carta, tessuto, pelle, pelo, cartone, corno ecc.
Meglio evitare gli oggetti di plastica e qualunque oggetto di altro materiale sintetico.

Ai bambini, seduti di fronte al cesto viene lasciata massima libertà di esplorare gli oggetti che preferiscono, gli oggetti vengono afferrati, toccati, passati da una mano all’altra e portati alla bocca, esaurita l’esplorazione di un oggetto il bambino ne sceglierà un altro. Il ruolo dell’adulto in questo gioco è tendenzialmente quello di osservatore.

Durante il gioco col cesto dei tesori i bambini dimostrano una grande capacità di concentrazione, il gioco riesce a coinvolgerli per intervalli di tempo che, considerata l’età, sono sorprendenti.

Lo scopo degli oggetti contenuti nel cesto è quello di offrire la massima varietà di stimoli ai cinque sensi:

* al tatto attraverso la diversa consistenza, forma e peso degli oggetti,
* all’olfatto attraverso la varietà di odori dei materiali,
* al gusto, quest’ambito è più limitato ma i materiali offrono sapori diversi,
* all’udito attraverso i diversi rumori offerti dalla manipolazione degli oggetti,
* alla vista attraverso il colore, la forma, la lunghezza e la lucentezza degli oggetti,

A questo scopo nel cesto possono essere inseriti:

* oggetti di origine naturale: pigne, conchiglie, castagne, pietre di fiume, spugne naturali, gusci di noce di cocco,
* oggetti di materiali naturali: gomitoli di lana/cotone, sottopentola in paglia, pennelli da barba, spazzolino da denti, pettini in legno, spazzole in setole naturali
* oggetti di legno, sonaglini, mollette da bucato, anelli delle tende, cucchiai, portauova,
* oggetti di metallo, mazzi di chiavi, catenelle, fruste da cucina, pentolini, scatole dei sigari, coperchi dei vasetti di marmellata, piccole grattuge, formine per biscotti, tappo da vasca con catenella,
* oggetti in pelle, tessuto, gomma, pelo: piumino per cipria, pezzi di tubi di gomma, palla da tennis, borsette in pelle con cerniera, pacchettini ben cuciti di tessuto con lavanda, timo, chiodi di garofano, calzascarpe di osso.

L’IMPORTANTE è CHE PERò IL BAMBINO NON VENGA MAI LASCIATO SOLO CON QUESTI OGGETTI SENZA LA SUPERVISIONE DI UN ADULTO

Pubblicato anche su http://benestantiecontenti.com/2012/03/14/cestino-dei-tesori/

Dottssa Myriam Frittoli

martedì 20 marzo 2012

Tabelline...

Quanti genitori iniziano ad essere alle prese con la memorizzazione delle famigerate tabelline?

Di seguito un link per impararle tramite filastrocche o canzoni...

tabelline canterine

filastrocche delle tabelline

Ecco anche delle schede alternative...













Se avete materiale utile, da poter condividere, mandatemelo pure ;)