"Se cerchi l'infinito lo troverai nel sorriso di un bambino; abbi cura di quel sorriso, è l'anima del mondo"


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giovedì 12 settembre 2013

"fare la pace con le nostre crepe"


" Sono una mamma di due bambini, uno di 8 e di 12 anni. Mi piace leggere molto, informarmi e mi rendo conto che con loro ho commesso molti sbagli, molti errori. Vorrei non averli fatti, vorrei cancellare tutto il passato e ricominciare da capo ma so che non è possibile..." Lucia

Innanzitutto vorrei rassicurarla con fatto che siamo tutti "genitori imperfetti".
Mi permetto, inoltre, di agganciarmi alla sua lettera per fare delle considerazioni che possono tornare utili a tutti.

Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro.
Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.
Questa tecnica è chiamata "Kintsugi."
Oro al posto della colla.
Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente....
E la differenza è tutta qui: occultare l'integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione?
Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe.
"Spaccatura, frattura, ferita" sono percepiti come l'effetto meccanicistico di una colpa, perchè il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto.
Se è rotto, è colpa di qualcuno.
Il pensiero analogico -arcaico, mitico, simbolico- invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.
La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna.
Rendere belle e preziose le "persone" che hanno sofferto......questa tecnica si chiama "amore".
Il dolore è parte della vita.
A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco.
Il dolore fa due cose: Ti insegna, ti dice che sei vivo.
Poi passa e ti lascia cambiato.
E ti lascia più saggio, a volte.
In alcuni casi ti lascia più forte.
In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro
I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l'hanno capito più di sei secoli fa - e ce lo ricordano sottolineandolo in oro.
 
Dottoressa Myriam Frittoli

 

martedì 15 maggio 2012

Efficacia clinica della Mindfulness nei bambini

Negli ultimi anni la mindfulness è emersa come un modo per trattare i bambini e gli adolescenti con ADHD e altre condizioni che vanno da stati di ansia, disturbi dello spettro autistico, depressione e stress. E i benefici si stanno dimostrando essere enormi. Ma come si spiega la presenza mentale a cinque anni? Quando lei sta insegnando ai bambini la consapevolezza, la Dottssa Amy Saltzman, un medico olistico e trainer di mindfulness in Menlo Park, California, preferisce non definire la parola, ma piuttosto invitare il bambino a sentire l’esperienza, a trovare il suo "luogo ancora tranquillo. "
"Cominciamo facendo attenzione a respirare", dice. "La sensazione di espansione dell'inspirazione, la quiete tra l'inspirazione e l'espirazione. Li invito a riposare nello spazio tra i respiri. Poi spiego loro che questo luogo ancora tranquillo è sempre con noi quando siamo tristi, quando siamo arrabbiati, eccitati, felici, frustrati. Tutti possono sentirlo nel loro corpo. E diventa un'esperienza di consapevolezza. Possono imparare ad osservare i loro pensieri e sentimenti, e la cosa più importante per me è iniziare a scegliere i loro comportamenti ".
Saltzman anche ha condotto uno studio in collaborazione con ricercatori della Stanford University dimostrando che dopo 8 settimane di allenamento alla consapevolezza, dalla quarta alla sesta settimana gli alunni partecipanti allo studio avevano documentato una diminuzione di ansia e miglioramenti dell’attenzione. Erano meno emotivamente reattivi e più in grado di gestire le sfide quotidiane e scegliere il proprio comportamento.
Come insegnante presso la Scuola di New Nantucket, dove ogni studente riceve l'istruzione, nella mindfulness, Allison Johnson ha imparato di persona che differenza può fare per i bambini. Così ha provato a casa. "Ho un bambino di sei anni figlio con ADHD," dice. "Ho portato un campanello a casa. Lo usiamo quasi tutte le sere prima di dormire. 'Perché lui non ama andare a dormire. Ci sediamo sul pavimento l’uno di fronte all'altro, chiudiamo gli occhi e suoniamo il campanello. A volte proviamo a focalizzarci su una visualizzazione -come se fossimo su una nuvola. Andiamo in questo piccolo viaggio. E poi suoniamo il campanello di nuovo e diciamo 'quando non è più possibile sentire il campanello è il momento di aprire gli occhi e tornare a mettere a fuoco. Lo istruisco a ripetere la pratica, se si mette nei guai e viene inviato nella sua stanza, lo sento al piano di sopra facendo lo stesso. O quando sta facendo particolarmente chiassoche sarà lui a dire 'ok permettimi di fare il nostro respiro consapevole adesso.' "
Mentre la ricerca sui bambini e adolescenti è in realtà solo all’inizio, ci sono diversi piccoli studi che dimostrano che per i bambini che soffrono di ansia e ADHD, la consapevolezza può essere particolarmente utile. Diana Winston, autore di Wide Awake e il direttore della Pubblica Istruzione presso il Centro Mindfulness UCLA di ricerca, ha iniziato a prendere gli adolescenti con ADHD in ritiro per quello che lei chiama "campo di consapevolezza intensiva" nel 1993. Venti anni dopo, il programma va ancora forte.
"Gli adolescenti traggono notevoli vantaggi", dice. "I bambini raccontano che la loro vita si sta trasformando. Ricordo una ragazza con ADHD, che era molto depressa e nonsi pensava rispondesse positivamente al training di consapevolezza. L'ultimo giorno di lezione entrò e disse: 'tutto è diverso. Ero molto depressa, il mio ragazzo aveva rotto con me ed è stato così difficile, ma finalmente sto capendo che Io non sono i miei pensieri. ' Tale nozione è enorme: la non-identificazione con i pensieri negativi significa avere un po 'più di spazio e libertà nel bel mezzo di esso. "
Riduzione dello stress e l'accettazione di sé sono due dei principali vantaggi della consapevolezza, dice Winston benefici particolarmente importanti durante il dramma e l'agitazione dell’adolescenza. "Regolazione delle emozioni, imparare a calmare la mente, quelli sono abilità inestimabili."
Randye Semple, PhD, professore assistente presso l'University of Southern California Keck School of Medicine, ha trascorso la sua carriera a sviluppare programmi per insegnare ai bambini ansiosi come calmare la mente. "Quando guardo l’ansia infantile vedo un problema enorme e un precursore di altri problemi negli adolescenti e negli adulti", dice. " Uno studio condotto lei e il suo co-autore, psicologo clinico Jennifer Lee, condotto tra il 2000-2003 ha mostrato significative riduzioni di entrambi i problemi di ansia e di comportamento in 8 – a 12 anni di età in Harlem e Spanish Harlem che hanno partecipato al programma.


Insegnare la consapevolezza a bambini e adolescenti è una crescente tendenza in ambulatori privati ​​come parte della terapia e sempre più come parte del curriculum scolastico che in contesti privati."

tratto da Dottssa Stefania Rotondo

martedì 8 maggio 2012

Paure in età evolutiva

E’ normale, che i bambini abbiano delle paure.
Queste si modificano col crescere e con l’aumento delle esperienze e dell’intelligenza.
Se però queste paure diventano quotidiane, generano grande ansia e non permettono al bambino di vivere una vita serena potremmo essere davanti a una difficoltà più seria (disturbo d’ansia).



Normali paure in BAMBINI PRESCOLARI:
-forti rumori
-cadute
-assenza dei genitori
-paura di alcuni animali
-buio
-mostri

DAI 6-7 ANNI
-rumori forti, strani o improvvisi (es tuoni, sirene)
-fantasmi, streghe o altri essere immaginari
-allontanamento dai genitori o paura di perdersi
-essere soli di notte
-andare a scuola

DAI 7-8 ANNI
-buoio o luoghi bui
-eventi catastrofici rimasti impressi dalla tv, libri,film
-non piacere agli altri
-essere in ritardo a scuola
-essere escluso da riunioni familiari
-violenze o rifiuti da parte di determinati individui a scuola

DAGLI 8 AI 9
-umiliazione
- insuccesso a scuola o nel gioco
-essere sorpreso a mentire o compiere qualcosa di proibito
-essere vittima di violenza fisica
-genitori che litigano, si separano o si fanno male

DAI 9-11 ANNI
-insuccesso a scuola o negli sport
-ammalarsi
-alcuni animali
-vertigini
-persone minacciose

DAGLI 11-13
-insuccesso a scuola, sport, situazioni sociali
-apparire e comportarsi in modo “strano”
-morte o malattie
-sesso
-essere raggirati o plagiati
-perdere le proprie cose, essere derubati

Dottssa Myriam Frittoli

Tratto da : Dacey, Fiore “il bambino ansioso”, Erickson

mercoledì 2 maggio 2012

Vittima di bullismo? Ecco cosa dire e fare...

Con il termine “bullismo” s’intendono le prepotenze attuate da ragazzi nei riguardi di loro coetanei principalmente in ambiente scolastico. Se sei vittima del bullismo o se cerchi dei consigli da dare ad un ragazzo che subisce questo tipo di prepotenze, in questa guida troverai alcuni suggerimenti su come affrontare il problema che potrebbero rivelarsi molto utili.

1) Dare consigli su come comportarsi in caso di bullismo è complicato perché ogni caso è differente dall’altro, però ci sono dei suggerimenti che possono essere validi in ogni situazione. Il consiglio di base è di non abbatterti mai e non lasciarti prendere dalla depressione: se qualcuno fa il prepotente con te, finisce col farti stare male, ti fa sentire triste e arrabbiato e distrugge la tua autostima. Non cadere in questa spirale ma trova la forza di reagire.

2) Tieni sempre presente che il bullo è compiaciuto dalle tue reazioni (qualunque esse siano), si diverte se ti vede arrabbiato o se piangi. Quindi, se subisci una provocazione, cerca in tutti i modi di mantenerti calmo e sereno, non mostrarti preoccupato o angosciato. Se non reagisci, il bullo si stancherà e in breve tempo ti lascerà in pace.

3) Se il bullo ti prende in giro con sfottò e battute, in primo luogo, non dar peso alle sue parole ma continua ad avere una buona opinione di te. Poi, cerca di pensare in anticipo ad alcune risposte divertenti e brillanti che puoi dirgli (senza essere troppo provocatorio) in modo da freddarlo buttandola sul ridere e mettendolo nella condizione di non sapere come replicare. In ogni caso, cerca di farti vedere calmo e sicuro di te.

4) E’ importante che ti ricordi sempre che i bulli sono prepotenti nei tuoi confronti perché sono degli insicuri e in molti casi hanno grossi problemi familiari e in questo modo cercano di attirare l’attenzione su di sé. Ricorda che non sei tu quello sbagliato ma loro e non devi mai provare vergogna delle aggressioni (fisiche o verbali) subite ma devi cercare di reagire.

5) Devi imparare a vincere la vergogna e l’imbarazzo che è normale provare in questi casi e parlarne con qualcuno, è importante che non ti isoli. Racconta l’accaduto ad un amico, un fratello, ai tuoi genitori, a un parente, ad un insegnante o a qualunque persona ti ispiri fiducia. Se tieni la cosa nascosta dentro di te la situazione non cambierà mai.

6) A scuola, prima di entrare in classe o durante l’intervallo, cerca di stare in un luogo tranquillo circondato da amici magari vicino a qualche adulto o a compagni che ti difendono. Se per tornare a casa prendi il bus, siediti vicino all’autista o a qualche adulto. In caso contrario, cerca di capire qual è il momento migliore per andare via evitando il bullo.

7) Se il bullo ti aggredisce fisicamente, non reagire azzuffandoti lui. La violenza finisce per peggiorare la situazione e potresti farti male. Meglio se fai finta di niente e ti allontani. Se puoi, richiama l’attenzione di un adulto e raccontagli l’accaduto. Non farti condizionare dall’idea che gli altri possono pensare che hai paura e stai scappando dal bullo.

8) Se ti senti solo, cerca nuovi amici con i quali parlare del problema. Non pensare che raccontandolo a qualcuno peggiorerai le cose. Anzi, se chiedi aiuto non sarai più da solo e insieme potrete pensare a un modo per risolvere il problema. Inoltre, è importante che fai capire agli altri ragazzi di non sostenere il bullo ridendo alle sue prese in giro o prepotenze e non restare a guardarlo.

9) Cerca di ignorare il bullo o impara a guardarlo negli occhi e chiedergli di smetterla col suo comportamento. Dimostrati deciso, fermo e sicuro di te. Fagli capire che non ti fa paura, che le sue parole non hanno alcun effetto su di te e ti ritieni più intelligente di lui. Lo metterai in imbarazzo e un po’ alla volta ti lascerà in pace.

10) Se conosci qualcuno che subisce prepotenze, è molto importante che ti schieri dalla sua parte e lo fai sentire meno solo. Non ridere se vedi che viene preso in giro o subisce maltrattamenti e non restare a guardare. Racconta tutto ad un adulto immediatamente e chiedigli consigli. Parlarne con altri non significa fare la spia ma è un modo aiutarlo. Ricorda che potresti essere tu la prossima vittima del bullo, non saresti contento se qualcuno ti aiutasse?

11) Infine, ricorda che il Ministero dell’Istruzione ha messo a disposizione il numero verde 800.66.96.96 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 19) a cui puoi rivolgerti per segnalare casi, ottenere informazioni generali, ricevere sostegno e chiedere consigli su come comportarti in caso di bullismo che hanno come vittima te o un amico.



tratto da www.saperlo.it

giovedì 22 marzo 2012

Mamma e papà mi hanno detto che si separano...

Oggi vorrei provare a farvi entrare nella "testa" di quel bambino a cui i genitori hanno appena comunicato la notizia: "mamma e papà non si amano più e quindi abbiamo deciso di separarci!"

Ma allora potrà capitare prima o poi che non ameranno più neanche me e mi lasceranno?

Forse è colpa mia.... litigavano sempre per i pasticci che combinavo....

E adesso? in quale casa vivrò?

Io e mio fratello verremo divisi?
Cosa succederà?

Avrò ancora la mia cameretta?

Dovrò cambiare scuola?

Dovrò scegliere con chi stare? ma io voglio bene a tutti e due...

Quando due genitori si separano cosa provano i figli?
Rabbia, paura, colpa, vergogna: le emozioni che si agitano dentro di loro sono tante.
Rassicurarli che mamma e papà non li lasceranno mai, anche se non si amano più, è un dovere dei genitori, così come individuare per loro un'alleanza educativa.
Mi rendo conto delle difficoltà che i genitori incontrano nel continuare ad essere, insieme, un importante punto di riferimento per i propri bambini.

Per questo credo che comunicare la "notizia" sia un momento delicatissimo; non solo è fondamentale cosa si dice, ma anche il come ed è importante anche tutto quello che non viene detto...
Spesso i genitori mi contattano quando tutto ciò è già avvenuto...

Vorrei invece far riflettere sull'importanza di contattare uno specialista prima di comunicare la notizia ai figli, così da essere guidati e supportati in questa così delicata fase di vita, per loro, ma soprattutto per i bambini e ragazzi.
Se questo non fosse possibile, ecco alcune attenzioni che ritengo necessarie per ridurre al minimo i “danni”…

  • Trovare le parole giuste
Generalmente, una separazione non giunge inaspettata, senza segni premonitori: litigi, grida, critiche, atmosfera tesa… E’ quindi poco probabile che il tuo bambino non se ne sia reso conto. Inconsciamente, ha senza dubbio già capito che la situazione non è più tanto rosea, in casa. Per quanto possibile, spiegategli INSIEME, cosa sta succedendo. E’ importante che sappia che avete preso una decisione insieme, per evitare che dia la colpa a un genitore o all’altro. Spiegagli che il suo papà e la sua mamma si sono amati tanto ma che oggi come oggi fanno fatica ad andare d’accordo e a vivere insieme. Attenzione al linguaggio che usate… dire frasi del tipo “l’amore finisce” perchè il bambino la prende come “legge di vita” e quindi oltre a generare il lui una grande ansia… gli fa pensare.. “quando smetteranno di amare anche me?”. Rassicuratelo ricordandogli che resterete SEMPRE i suoi genitori, il suo papà e la sua mamma, e che i vostri problemi da grandi non cambiano l’amore che provate per lui. Cosa non fare: non entrare nei dettagli della separazione: il papà si è innamorato della sua capa e la mamma ha preferito lo stagista!
  • Essere onesti
Essere genitori, significa anche farsi forza per proteggere i propri figli. In compenso, non negare né la vostra sofferenza né la sua. Potete benissimo dirgli che essere triste è normale e che anche il papà e la mamma lo sono. Non bisogna minimizzare l’importanza di questo stravolgimento familiare. Evitate frasi tipo “su, non fare così“, “non piangere“… è giusto che manifesti la sua rabbia e il suo dolore! Non lasciargli nutrire false speranze se la vostra decisione è irrevocabile. Non fategli credere, pensando di proteggerlo, che un giorno potrete tornare insieme. Spiegategli nel modo più semplice possibile, come evolverà la situazione: domanda di divorzio, attesa della sentenza e decisioni sull’affidamento. Cercate di rassicurarlo, garantendogli che il suo papà e la sua mamma troveranno la soluzione migliore per tutti. Cosa non fare: renderlo partecipe dei motivi della vostra separazione. Il tuo bimbo non deve essere preso in ostaggio e sentirsi obbligato a mettersi dalla parte di uno dei due genitori.
  • Allontanare i sensi di colpa
Un bambino penserà sempre di aver fatto qualcosa di male e di essere responsabile della separazione. Ripenserà ad alcuni dettagli e immaginerà che il fatto di non aver messo a posto la sua camera abbia potuto scatenare questa rottura. E’ molto importante spiegargli che non è colpa sua e che sono i suoi genitori, dei grandi, a divorziare, non lui. Cosa non fare: lasciargli ascoltare le vostre conversazioni tese riguardo la nuova organizzazione, l’affidamento, gli alimenti… Tutto questo deve rimanere tra voi.
  • Rassicurarlo sulla sua vita
Quando gli annuncerete la separazione, il vostro bambino avrà l’impressione che il suo universo crolli e che tutto stia per cambiare. E’ molto importante, quindi, che voi riusciate a calmare le sue paure, ricordandogli i suoi punti di riferimento e dandogliene di nuovi. Spiegategli, se rientra negli accordi, che continuerà a vedervi entrambi, ma in giorni della settimana diversi. Ditegli quali, se lo sapete già. Preparatelo anche alla prospettiva di un eventuale trasloco o, per lo meno, alla scoperta di una nuova casa. Includetelo nei preparativi: « sceglierai una carta da parati che ti piace, delle lampade buffe, durante il week end potrai portare con te i tuoi peluche preferiti… » Cosa non fare: dirgli che “non cambierà nulla” perché non è vero! Al contrario, annunciategli che ci saranno alcuni piccoli cambiamenti da fare e che probabilmente non avrete il tempo di annoiarvi…
  • Rispondere alle sue domande
Dopo l’annuncio della separazione, il tuo piccolo puo’ rinchiudersi nel mutismo oppure sommergervi di domande. Rispondetegli con calma ai suoi dubbi. Siate pronti a sentirne di tutti i colori.”Il mio amico Luca non vede più suo padre da quando i suoi genitori hanno divorziato. Succederà la stessa cosa?” “La Mamma ha un nuovo innamorato?”"E come farà Babbo Natale a ritrovarmi?”"Continuero’ a vedere il Nonno e la Nonna?”"Lo dirai alla maestra?”. Cosa non fare: mentirgli… tranne per Babbo Natale! Se vi sentite persi quanto lui per quanto riguarda l’organizzazione, ditegli che non lo sapete ancora e che gli risponderete non appena potrete.

Può essere utile la lettura del libro “Vi lasciate o mi lasciate?” di Pellai e Tamborini (Erickson)

Articolo pubblicato anche su http://www.medicitalia.it/myriam.frittoli/news/2028/Mamma-e-papa-mi-hanno-detto-che-si-separano

giovedì 15 marzo 2012

3 lettere che racchiudono fatica e sofferenza...

Sempre più mi accorgo come noi "esperti" usiamo sigle che spesso, però, non vengono adeguatamente spiegate ai genitori dei nostri pazienti.

Recentemente una mamma mi ha telefonato e mi ha detto: "Dottoressa, mio figlio ha già la diagnosi.. è un DOB". Attualmente, che io sappia, non esiste nessun disturbo con quella sigla...

Innanzitutto mi piace specificare la differenza tra "ha" ed "è" una certa diagnosi. Dire mio figlio è "dislessico" rispetto "ha la dislessia" non è la stessa cosa. Non mi piace mettere delle etichette ai bambini... ognuno è diverso dall'altro, ognuno è anche altro....

Per comodità, si utilizza un linguaggio comune e per fare diagnosi secondo dei criteri prestabiliti, però, esistono queste "etichette"..

Facciamo un pò di chiarezza:
  • D.S.A. = disturbo specifico dell'apprendimento e quindi dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia
  • D.O.P = disturbo oppositivo provocatorio
  • D.O.C= disturbo ossessivo compulsivo
  • D.C.A= disturbo del comportamento alimentare e quinsi anoressia, bulimia..
  • D.D.A.I. (in inglese A.D.H.D.)= disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività
  • D.G.S.= disturbi generalizzati dello sviluppo tra cui c'è il disturbo autistico
Nei prossimi post spiegherò meglio ciascuno di questi disturbi e quali possono essere i "campanelli d'allarme".

Se qualcuno vuole proporre da quale partire....
Dssa Frittoli Myriam
  
pubblicato anche su 
http://www.medicitalia.it/myriam.frittoli/news/2014/3-lettere-che-racchiudono-fatica-e-sofferenza

Tu chiamale se vuoi... EMOZIONI

Aggressività?

Scarso autocontrollo?


Difficoltà nel rispettare le regole?


Pianto per ogni piccola frustrazione?

Accompagnare un bambino nella sua crescita emotiva sembra essere diventato oggi un compito educativo molto più faticoso rispetto al passato.


La dottoressa Myriam Frittoli, psicologa e psicoterapeuta  esperta dell’infanzia e dell’adolescenza, organizza un corso per “educare alle emozioni“.

Incontri  gratuiti di presentazione per i genitori ed insegnanti  su prenotazione.


Obiettivo: riconoscere e rispettare le emozioni proprie e quelle altrui per promuovere il benessere psicologico e relazionale, la riuscita scolastica e prevenire gli episodi di bullismo e le altre forme di disagio psicologico.

Inizio corsi:  al raggiungimento di 3 iscritti di pari scolarità


Durata : 10 incontri: 2 con i genitori,  6 con i bambini (in gruppi di 3/4 , divisi a seconda dell’età 5-7 anni, 8-10 anni)


Frequenza: Incontri separati genitori e figli  (un’ora alla settimana per i figli e un incontro iniziale e uno finale per i genitori)


 
Info: tel. 333 5909066
 

mercoledì 14 marzo 2012

I dolori dei bambini


"I dolori dei bambini"
di Mela Cecchi

Se un bambino sapesse le parole
con cui parlare ai grandi per spiegare
direbbe che cos'è che copre il sole
vorrebbe che lo stiano ad ascoltare
direbbe che gli pesa sulla schiena
un peso troppo grande da portare
direbbe quanto è amara la sua pena
invece tace e sta a guardare.


I dolori dei bambini non son piccoli così
ombre scure da giganti navi senza naviganti
I dolori dei bambini non lo sanno dire a chi
son macigni son spini non son piccoli così.


Se un bambino sapesse le parole
con cui parlare a un grande per spiegare
direbbe una cosa e una sola
mi devi più di un uomo rispettare.