"Se cerchi l'infinito lo troverai nel sorriso di un bambino; abbi cura di quel sorriso, è l'anima del mondo"


domenica 20 maggio 2012

Doppio Blog...

Ho creato un nuovo  blog...
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Vi aspetto
Dottssa Frittoli

martedì 15 maggio 2012

Bambini e fiabe

Efficacia clinica della Mindfulness nei bambini

Negli ultimi anni la mindfulness è emersa come un modo per trattare i bambini e gli adolescenti con ADHD e altre condizioni che vanno da stati di ansia, disturbi dello spettro autistico, depressione e stress. E i benefici si stanno dimostrando essere enormi. Ma come si spiega la presenza mentale a cinque anni? Quando lei sta insegnando ai bambini la consapevolezza, la Dottssa Amy Saltzman, un medico olistico e trainer di mindfulness in Menlo Park, California, preferisce non definire la parola, ma piuttosto invitare il bambino a sentire l’esperienza, a trovare il suo "luogo ancora tranquillo. "
"Cominciamo facendo attenzione a respirare", dice. "La sensazione di espansione dell'inspirazione, la quiete tra l'inspirazione e l'espirazione. Li invito a riposare nello spazio tra i respiri. Poi spiego loro che questo luogo ancora tranquillo è sempre con noi quando siamo tristi, quando siamo arrabbiati, eccitati, felici, frustrati. Tutti possono sentirlo nel loro corpo. E diventa un'esperienza di consapevolezza. Possono imparare ad osservare i loro pensieri e sentimenti, e la cosa più importante per me è iniziare a scegliere i loro comportamenti ".
Saltzman anche ha condotto uno studio in collaborazione con ricercatori della Stanford University dimostrando che dopo 8 settimane di allenamento alla consapevolezza, dalla quarta alla sesta settimana gli alunni partecipanti allo studio avevano documentato una diminuzione di ansia e miglioramenti dell’attenzione. Erano meno emotivamente reattivi e più in grado di gestire le sfide quotidiane e scegliere il proprio comportamento.
Come insegnante presso la Scuola di New Nantucket, dove ogni studente riceve l'istruzione, nella mindfulness, Allison Johnson ha imparato di persona che differenza può fare per i bambini. Così ha provato a casa. "Ho un bambino di sei anni figlio con ADHD," dice. "Ho portato un campanello a casa. Lo usiamo quasi tutte le sere prima di dormire. 'Perché lui non ama andare a dormire. Ci sediamo sul pavimento l’uno di fronte all'altro, chiudiamo gli occhi e suoniamo il campanello. A volte proviamo a focalizzarci su una visualizzazione -come se fossimo su una nuvola. Andiamo in questo piccolo viaggio. E poi suoniamo il campanello di nuovo e diciamo 'quando non è più possibile sentire il campanello è il momento di aprire gli occhi e tornare a mettere a fuoco. Lo istruisco a ripetere la pratica, se si mette nei guai e viene inviato nella sua stanza, lo sento al piano di sopra facendo lo stesso. O quando sta facendo particolarmente chiassoche sarà lui a dire 'ok permettimi di fare il nostro respiro consapevole adesso.' "
Mentre la ricerca sui bambini e adolescenti è in realtà solo all’inizio, ci sono diversi piccoli studi che dimostrano che per i bambini che soffrono di ansia e ADHD, la consapevolezza può essere particolarmente utile. Diana Winston, autore di Wide Awake e il direttore della Pubblica Istruzione presso il Centro Mindfulness UCLA di ricerca, ha iniziato a prendere gli adolescenti con ADHD in ritiro per quello che lei chiama "campo di consapevolezza intensiva" nel 1993. Venti anni dopo, il programma va ancora forte.
"Gli adolescenti traggono notevoli vantaggi", dice. "I bambini raccontano che la loro vita si sta trasformando. Ricordo una ragazza con ADHD, che era molto depressa e nonsi pensava rispondesse positivamente al training di consapevolezza. L'ultimo giorno di lezione entrò e disse: 'tutto è diverso. Ero molto depressa, il mio ragazzo aveva rotto con me ed è stato così difficile, ma finalmente sto capendo che Io non sono i miei pensieri. ' Tale nozione è enorme: la non-identificazione con i pensieri negativi significa avere un po 'più di spazio e libertà nel bel mezzo di esso. "
Riduzione dello stress e l'accettazione di sé sono due dei principali vantaggi della consapevolezza, dice Winston benefici particolarmente importanti durante il dramma e l'agitazione dell’adolescenza. "Regolazione delle emozioni, imparare a calmare la mente, quelli sono abilità inestimabili."
Randye Semple, PhD, professore assistente presso l'University of Southern California Keck School of Medicine, ha trascorso la sua carriera a sviluppare programmi per insegnare ai bambini ansiosi come calmare la mente. "Quando guardo l’ansia infantile vedo un problema enorme e un precursore di altri problemi negli adolescenti e negli adulti", dice. " Uno studio condotto lei e il suo co-autore, psicologo clinico Jennifer Lee, condotto tra il 2000-2003 ha mostrato significative riduzioni di entrambi i problemi di ansia e di comportamento in 8 – a 12 anni di età in Harlem e Spanish Harlem che hanno partecipato al programma.


Insegnare la consapevolezza a bambini e adolescenti è una crescente tendenza in ambulatori privati ​​come parte della terapia e sempre più come parte del curriculum scolastico che in contesti privati."

tratto da Dottssa Stefania Rotondo

domenica 13 maggio 2012

Di cosa si occupa lo psicologo a scuola?


<><><>"STAR BENE A SCUOLA, PER FARE BENE A SCUOLA"<>
Ecco di cosa si occupa lo psicologo nel contesto scolastico:

Prevenzione, identificazione precoce e training di potenziamento centrato
sulle difficoltà di apprendimento


L’apprendimento è un bellissimo viaggio. Spesso è un percorso spontaneo che segue
naturalmente il suo flusso, senza intoppi. Altre volte, durante il cammino, i bambini
possono inciampare perché non sempre sono dotati degli strumenti adatti
per fronteggiare autonomamente le difficoltà. I fattori che interferiscono
con un apprendimento ottimale sono molteplici: lo stile di insegnamento,
la motivazione, il senso di autoefficacia, l’autostima oppure un disturbo specifico.
Un aiuto specializzato può servire per prevenire i disturbi dell’apprendimento
e diventare autonomi nello studio e nella vita.

Promozione dell’Autostima e della Motivazione
Da bambini le difficoltà possono incidere su tutto lo sviluppo psichico.
Scarsa motivazione, bassa autostima, perdita della gioia di vivere e del senso di sé
sono alcuni nemici in agguato.
Oggi sappiamo che Autostima e Motivazione si sostengono a vicenda.
A volte può essere utile una guida che conduca i bambini e i ragazzi passo passo
nel viaggio alla ricerca del loro essere abili, del loro saper fare e saper essere,
del loro amore innato verso se stessi, il mondo e la conoscenza.
La motivazione muove i nostri passi: è l’unica cosa che ci sostiene
e ci permette di intraprendere il nostro cammino di crescita.
Motivazione ed emozione camminano tenendosi per mano.
Un apprendimento motivato è un apprendimento connotato emotivamente e viceversa.

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Educazione Emotiva e Socio-affettiva
La consapevolezza delle proprie emozioni è un elemento chiave al fine di maturare
un'appagante vita sociale fondata sull'interscambio e sulla capacità empatica,
in un rapporto che coinvolge una pluralità di interlocutori.
L’intelligenza emotiva si fonda sulla capacità di intuire i sentimenti, le aspirazioni e
le emozioni delle persone che ci circondano e di avere una piena cognizione
del proprio stato d'animo.
Educare al riconoscimento delle emozioni proprie e altrui è fondamentale
per favorire relazioni positive tra gli studenti e limitare gli episodi di bullismo,
aggressività e oppositività.
 

venerdì 11 maggio 2012

Compiti sì o compiti no?

Compiti si… Compiti no…? Quante volte mi sento fare questa domanda.
Sono una mamma oltre che un esperto di psicologia dell’apprendimento e la mia risposta è influenzata da entrambi i ruoli che vivo.
Da mamma sento anche io la preoccupazione di molte famiglie che vivono a volte con fatica l’impegno dei compiti a casa. Ed è una fatica dovuta almeno a due motivi diversi: c’è chi si lamenta per il tempo prolungato che i propri figli devono passare sui libri, e chi si lamenta perché non è obiettivamente in grado di capire come aiutarli, dal momento che le attività didattiche moderne sono lontane e diverse da quelle che ovviamente abbiamo ricevuto nel passato. Ricordo la discussione di una bellissima tesi di laurea a cui ho assistito, nella quale si descriveva un’indagine su di un campione di centinaia di famiglie italiane, il 67 per cento delle quali diceva di vivere con stress l’impegno dei compiti scolastici. Anzi misurando tale stress con una scala come quella della febbre, la temperatura superava i 38° per due famiglie su tre. Soprattutto nel passaggio tra le scuole primarie e le secondarie. Per fortuna tali indici ci dicono anche che per il 33% delle famiglie intervistaste i compiti rappresentavano un impegno a giusto carico.
Il problema, da esperto dell’apprendimento, credo sia proprio qui: il giusto carico fa la differenza. E anche in questo caso il giusto carico è da intendersi sia in termini quantitativi che qualitativi.
Al riguardo vorrei dire alcune cose.
Inanzitutto quanti compiti dare: gli studi di psicologia cognitiva hanno dimostrato che se è necessario esercitare i meccanismi dell’apprendimento, per stabilizzare e facilitare il recupero delle conoscenze acquisite, superare un certo numero di ore di studio è inutile e rischioso. Ne può derivare infatti un apprendimento di breve durata, apparente, che affatica il sistema cognitivo e lo rende incapace di recepire nuove cose il giorno seguente. Non solo, la motivazione all’impegno, e alla competenza, rischiano di affievolirsi, di lasciare il posto al fare tanto per fare, o peggio ancora al fare per paura delle conseguenze, non ultime l’insuccesso stabile e la disistima.
Dunque fondamentale dal punto di vita educativo diventa quali compiti dare e come farne fare tesoro all’allievo. E la scelta è facile se si pensa al significato più semplice che da sempre i compiti hanno avuto, o avrebbero dovuto avere.
E cioè far esercitare conoscenze apprese a scuola. Questo è il punto di svolta. L’esercizio a casa o lo studio servono a rendere stabili conoscenze che la scuola, il docente.., ha trasmesso, facilitato, concorso a far apprendere..…
Demandare ai compiti a casa ciò che la scuola deve insegnare è l’errore maggiore sia per i limiti che comporta verso l’apprendimento stesso che per i limiti motivazionali a sentire il continuum educativo tra famiglia e scuola.
E in ogni caso la mole di lavoro assegnato a casa deve essere commisurata all’età e al tempo già dedicato alla scuola.
Da docente dunque mi permetterei di rassicurare i docenti: non importa la qualità e la quantità dei contenuti per fare un bravo insegnante, ma la qualità dei metodi di trasmissione del sapere.
E da genitore mi permetterei di incoraggiare i genitori ad essere alleati del bambino contro la fatica di imparare e contro l’errore. Bisogna far sentire che si è dalla loro parte, ma sempre in linea, in sinergia con la scuola. Lasciarli soli in una stanza a studiare non va bene, ma è altrettanto sbagliato fare i loro compiti: bisogna star loro vicino, senza sostituirsi, si deve partecipare riconoscendone l’impegno e gratificandoli quando riescono nel loro lavoro. E se i compiti sono troppo difficili? Meglio avvertire serenamente l’insegnante: «La prego di spiegare di nuovo l’esercizio perché il mio bambino da solo non è in grado di svolgerlo».
E a tutti, docenti e genitori, raccomando un principio che io stessa utilizzo di fronte ad ogni bambino che aiuto: incoraggiare a farcela ottiene sempre il meglio da ciascuno, qualunque sia la difficoltà da affrontare. E’ quello che gli esperti chiamano «carezza educativa»: il riconoscimento dell’impegno e delle competenze acquisite dal bambino ne amplifica la capacità ricettiva e la motivazione alla fatica dell’apprendere.


Tratto da un'articolo di Daniela Lucangeli, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo a Padova, membro dell’Osservatorio nazionale sull’infanzia e dell’Academy of learning disability

mercoledì 9 maggio 2012

Autostima: la forza dell'esempio

Per risultare convincenti nel trasmettere al bimbo un senso di autostima, mamma e papà devono a loro volta mostrare di avere un’immagine positiva di loro stessi. Un genitore che si svaluta di continuo, che si definisce goffo, incapace, confusionario, sfortunato o brutto non manda certo un messaggio incoraggiante!
Questo non significa negare i propri difetti, anzi.
Ma nel presentare le proprie debolezze è importante cercare di non intaccare la fiducia che il bambino ha nei propri genitori. Il rispetto di sé, in fondo, costituisce un esempio così trascinante che il bambino non può fare altro che desiderare di seguirlo. 
Tuttavia, trasmettere un’immagine positiva di se stessi non è sempre facile.

A seguire, alcuni accorgimenti riservati a genitori in deficit di autostima.

- Evitare di parlare male di se stessi di fronte ai figli, di lamentarsi incessantemente e di mandare messaggi pessimistici e disfattisti è il primo ‘compitino’ da svolgere.

- Insegnate al bambino a non lasciarsi sopraffare dai propri errori. L’importante è riconoscerli, valutarli, scoprirne i motivi e mettere in atto tutto quanto è necessario perché non si ripetano.

- Evitate di lamentarvi dei vostri difetti e delle vostre incapacità, delle vostre antipatie e mettete invece in luce i vostri lati positivi.

- Non temete di ricorrere agli amici. Ciò che manca a voi può trovarsi in altre persone. Dare ai figli l’opportunità di conoscere adulti positivi può supplire in parte ai propri limiti.

- Fate notare le somiglianze positive, di carattere e di atteggiamento, che esistono tra voi e i vostri bambini.

- Trovate l’occasione per raccontare come da piccoli avete superato i momenti difficili. In questo modo darete ai bambini certezza di poter migliorare.

- Non fissateli in un ruolo: lui è pigro, l’altro è un mangione, il terzo è irruente. Fate notare loro i piccoli cambiamenti che riuscite a fare in voi stessi e quelli che loro sono riusciti a realizzare.

martedì 8 maggio 2012

Autismo: fra interessi e linee guida


Alcune osservazioni sulla polemica scaturita dalla pubblicazione delle Linee Guida sull'Autismo pubblicate nell'ottobre del 2011, e il successivo documento dal titolo Autismo: quale trattamento per bambini e adolescenti?

 L'Articolo pubblicato su Focus, fa un pò di chiarezza.