"Se cerchi l'infinito lo troverai nel sorriso di un bambino; abbi cura di quel sorriso, è l'anima del mondo"


martedì 8 maggio 2012

Paure in età evolutiva

E’ normale, che i bambini abbiano delle paure.
Queste si modificano col crescere e con l’aumento delle esperienze e dell’intelligenza.
Se però queste paure diventano quotidiane, generano grande ansia e non permettono al bambino di vivere una vita serena potremmo essere davanti a una difficoltà più seria (disturbo d’ansia).



Normali paure in BAMBINI PRESCOLARI:
-forti rumori
-cadute
-assenza dei genitori
-paura di alcuni animali
-buio
-mostri

DAI 6-7 ANNI
-rumori forti, strani o improvvisi (es tuoni, sirene)
-fantasmi, streghe o altri essere immaginari
-allontanamento dai genitori o paura di perdersi
-essere soli di notte
-andare a scuola

DAI 7-8 ANNI
-buoio o luoghi bui
-eventi catastrofici rimasti impressi dalla tv, libri,film
-non piacere agli altri
-essere in ritardo a scuola
-essere escluso da riunioni familiari
-violenze o rifiuti da parte di determinati individui a scuola

DAGLI 8 AI 9
-umiliazione
- insuccesso a scuola o nel gioco
-essere sorpreso a mentire o compiere qualcosa di proibito
-essere vittima di violenza fisica
-genitori che litigano, si separano o si fanno male

DAI 9-11 ANNI
-insuccesso a scuola o negli sport
-ammalarsi
-alcuni animali
-vertigini
-persone minacciose

DAGLI 11-13
-insuccesso a scuola, sport, situazioni sociali
-apparire e comportarsi in modo “strano”
-morte o malattie
-sesso
-essere raggirati o plagiati
-perdere le proprie cose, essere derubati

Dottssa Myriam Frittoli

Tratto da : Dacey, Fiore “il bambino ansioso”, Erickson

lunedì 7 maggio 2012

Sostenere l'autostima nei bambini

È a partire dai primi anni di vita che il bimbo comincia a formare la propria personalità. Un modo assolutamente unico di pensare, reagire, giocare, amare… Ed è nello stesso periodo che forma i primi concetti del mondo che lo circonda e soprattutto di se stesso. Un processo delicato, in cui mamma e papà giocano un ruolo determinante. È il loro amore incondizionato, infatti, ad accrescere l’autostima del loro cucciolo, facendolo sentire una ‘persona’ degna di attenzione, stima e rispetto. 
L’autostima è una cosa delicatissima, soprattutto se parliamo di bambini. Noi adulti sappiamo bene come ci si sente in alcune situazioni e possiamo intuire che molti dei nostri problemi sono il risultato di come siamo stati trattati nella nostra infanzia, del modo in cui le persone significative si sono prese cura di noi.

In un articolo di Quimamme c’è un lungo elenco delle cose da fare e non fare, per aiutare il bambino a costruire la sua personalità con una buona dose di autostima

Ecco i comportamenti consigliati per rendere un bambino sicuro di sé.

- Cercate di capire il modo in cui guarda il mondo nelle diverse fasi del suo sviluppo. Un concetto essenziale: influirà sul grado di soddisfazione o delusione che proveremo quando le aspettative che avete nei suoi confronti saranno appagate o deluse.

- Create situazioni nelle quali il bambino possa riuscire bene. Non è vero che i bambini cresceranno forti, sereni e sicuri se sottoposti a critiche impietose, castighi o a quelli che sono definiti ‘fallimenti necessari’. Al contrario: è più educativo sperimentare il successo che il fallimento. I bambini hanno bisogno di sentire di essere competenti, cioè di riuscire bene in quello che fanno.

- Ponetevi obiettivi realistici, senza aspettarvi che il bambino si comporti come un adulto. E tenete conto anche delle differenze di maturazione e di sviluppo di ciascuno.

- Non date compiti generici o troppo complessi. Spesso, i compiti che i bambini devono eseguire sono troppo complessi e vasti per poter essere realisticamente svolti. “Metti in ordine la stanza”: è un obiettivo generico per la maggior parte dei bambini. Sentendosi sconfitti in partenza, non cercano nemmeno di cominciare. Meglio invece circoscrivere precisamente quali devono essere i compiti, comunicando le vostre aspettative con parole semplici, in modo che possa capirle. “Vorrei che, prima di andare a dormire, sistemassi le scarpe vicino al letto”, “Ogni volta che ti togli un vestito, riponilo nell’armadio o, se è sporco, mettilo tra i panni da lavare”.

- Se necessario, dategli una mano: eliminate gli ostacoli che possono metterlo in difficoltà e offrite i sostegni necessari perché raggiunga ciò che si propone di fare, lasciandolo però fare da solo.

- Dategli attenzione anche quando non la richiede. Non mostrate interesse solo quando il bimbo è triste oppure ha un problema, ma anche quando è di buon umore. Così non avrà bisogno di ricorrere a pianti o a sceneggiate per attirare l’attenzione.

- Prendete quindi l’abitudine di andare da lui, anche quando gioca tranquillo, per fargli una coccola, chiedergli come va o che cosa sta facendo. Non importa quali parole sceglierete: ciò che conta è fargli sentire che siete davvero felici di averlo con voi.

- Utilizzate le lodi invece dei rimproveri. I complimenti gratuiti e inaspettati sono quelli che più fanno piacere e stimolano a migliorare. I bambini percepiscono di essere amati e apprezzati senza condizioni né intenti educativi e nulla più di questo può rafforzarli in quello che gli psicologi chiamano senso di competenza. Passando nella sua stanza, per esempio, sforzatevi di chiudere un occhio sui pezzi di puzzle sparsi sul pavimento e complimentatevi invece per come ha disposto i pennarelli nell’astuccio.

- Cogliete l’’unica’ occasione in cui non ha rovesciato il latte durante la colazione e osservate con noncuranza: “Questa mattina sono stato molto contento di vedere il tavolo pulito”. La regola è semplice: invece di lamentarsi quando il bambino fa qualcosa che non va, elogiatelo tutte le volte che si comporta bene.

- Offrite premi e incentivi invece che punizioni. Qualunque gesto del genitore che sia inteso a punire, sia pur lievemente, suscita risentimento e quanto più la punizione è severa, tanto più intensa sarà l’indignazione del bambino. E a nessuno può venire voglia di emulare una persona verso la quale si prova risentimento!

- Fate il tifo per lui. Pur senza chiudere gli occhi davanti ai suoi difetti, trasmettetegli la sensazione che siete sicuri che ce la farà e che avete molta fiducia in lui.


Prevenire...si può

Le difficoltà di apprendimento rappresentano uno dei più rilevanti problemi in ambito scolastico e psicopedagogico. Secondo recenti studi epidemiologici su territorio nazionale il 5-10 % dei bambini presenta un disturbo dell’apprendimento. Tale problema è spesso alla base del disagio e del conseguente abbandono scolastico, in particolare nel caso di quei bambini che si trovano a vivere situazioni socioculturali svantaggiate .

La dottoressa Myriam Frittoli, psicologa e psicoterapeuta esperta dell’infanzia e dell’adolescenza, vuole offrire un programma completo di intervento con strumenti mirati per prevenire e identificare precocemente i casi a rischio e intervenire concretamente, attraverso strumenti operativi innovativi, nel potenziamento dei prerequisiti che le recenti ricerche hanno evidenziato quali basilari per la completa acquisizione della lettura, della scrittura, del calcolo.

Incontri gratuiti di presentazione per i genitori ed insegnanti, su prenotazione.


Obiettivi:
  • Potenziamento delle abilità carenti, fondamentali prerequisiti all’apprendimento della letto-scrittura 
  • Incrementare la qualità dell’insegnamento scolastico 
  • Formare gli insegnanti al riconoscimento precoce dei casi a rischio
  • Favorire la continuità didattica tra la Scuola dell’Infanzia e la Scuola Primaria

Destinatari: bambini dell'ultimo anno della scuola dell'infanzia e del primo anno della scuola primaria. Insegnanti. Genitori.

Info: tel. 333 5909066

Volere è... volare

Buona autostima, senso di identità personale e motivazione allo studio costituiscono i principali fattori protettivi nella prevenzione primaria del disagio scolastico.
Dalle ricerche emerge che è nella fase della scuola primaria il vero passaggio a rischio per gli alunni più deboli e meno motivati: la zona cruciale, dove verosimilmente si gettano le basi anche degli abbandoni scolastici futuri. La prevenzione in questo ambito si rivela fondamentale.

La dottoressa Myriam Frittoli, psicologa e psicoterapeuta esperta dell’infanzia e dell’adolescenza, propone un intervento precoce volto a prevenire il disagio scolastico inteso come bassa autostima e autoefficacia, scarsa motivazione all’apprendimento, senso poco integrato di identità personale. Questi scompensi conducono ad una crescente disaffezione verso la scuola e l’apprendimento in generale e possono sfociare nei fenomeni di dispersione e abbandono scolastico.

Incontri gratuiti di presentazione per i genitori ed insegnanti, su prenotazione.


Obiettivi:
  • Aumentare il proprio senso di autoefficacia
  • Migliorare la propria autostima
  • Incrementare la propria motivazione
  • Trovare un proprio metodo di studio


Inizio corsi: al raggiungimento di 3 iscritti di pari scolarità)
 
 
Durata : 12 incontri di cui 2 con i genitori,  10 con i ragazzi ( in gruppo di 3/4 , divisi a seconda dell’età 8-10 anni, 11-13 anni)

Frequenza: Incontri separati genitori e figli (un’ora alla settimana per i figli e un incontro iniziale e uno finale per i genitori)

 
Info: tel. 333 5909066


  

giovedì 3 maggio 2012

Bimbi annoiati, genitori allarmati

Vi è mai capitato di sentire vostro figlio dirvi: “Mamma, mi annoio. Non so che fare?”.

La cosa ci stupisce perchè siamo inclini a pensare che la noia sia una sensazione da adulti. E, invece la noia invade anche la mente del bambino.E’ una sensazione che provano soprattutto quando crescono ed hanno all’incirca tre-quattro anni. Insomma, quando la loro autonomia rispetto ai genitori è maggiore e cominciano a giocare anche da soli. Ai genitori non sembra vero e, in una prima fase anche a loro, ma poi ad un certo punto si stufano e cercano nuovi stimoli. Già, il punto è proprio questo.

I bambini di oggi hanno troppi stimoli. Tra scuola, televisione, computer, playstation e genitori sempre di corsa, anche loro si sono abituati a vivere a tremila. Oltre agli impegni scolastici, i bambini di oggi sono sempre più coinvolti in attività extrascolastiche frenetiche, che spesso richiedono dei tempi molto rapidi, oltre che una precisa programmazione nell’arco dell’intera giornata.
In questo modo, le loro vite appaiono dense di impegni, così come quelle dei loro genitori e degli altri membri della sua famiglia, proprio perché ciò spesso rispecchia un modello familiare caratterizzato da una ricerca spasmodica di occupazioni e di obiettivi da raggiungere. Così accade che siano proprio i genitori ad affannarsi nel riempire il tempo libero del proprio figlio, con lo sport, con il catechismo, con i corsi di musica, di lingue e così via, proprio perché sembra che senza tali attività egli perda del tempo prezioso, oltre che degli stimoli importanti per la sua crescita ed il suo sviluppo.
Questa invasione dei tempi e degli spazi liberi del bambino, se eccessiva, spesso rischia di tener bloccata la sua fantasia, oltre che il suo ingegno, le sue spontanee attitudini e la possibilità per lui di imparare a scegliere autonomamente come impiegare il suo tempo libero, senza che nessuno lo faccia al suo posto. Insieme a ciò, accade anche che un bambino sempre attivo ed impegnato sia portato ad esprimere più facilmente la sua insofferenza e la sua noia nei momenti liberi della sua giornata, come se non sapesse cosa farsene.
Questi stati d’animo del bambino spesso generano dei grandi sensi di colpa in molte mamme e in molti papà, che a volte leggono la noia del proprio figlio come un sintomo di malessere, legato ad un suo vissuto di solitudine o di abbandono da parte delle sue figure di riferimento.Dunque, qual è la soluzione quando il bambino arriva e ci chiede: “Mamma, cosa faccio adesso?”.

Secondo gli psicoterapeuti infantili i genitori non dovrebbero fare proprio niente e lasciare a loro tutto lo spazio necessario per sviluppare la loro creatività.
Alcune ricerche psicologiche, infatti, hanno dimostrato che la noia corrisponde ad una mente troppo piena a causa di un eccesso di sollecitazioni. In questi casi è inutile subissarli di proposte ed è più produttivo insegnargli a lavorare di immaginazione in modo che possa fantasticare ad occhi aperti lasciando libera la loro fantasia.

Insomma, bisogna lascirgli spazio. Questo perchè i bambini vivono giornate già tutte organizzate e stabilite dai genitori. Persino il loro tempo libero è spesso programmato e non scelto da loro. Al contrario, potrebbe essere molto utile comprendere come, nei suoi momenti di noia e di tranquillità, il bambino possa dare libero sfogo alla sua creatività, possa imparare a sintonizzarsi maggiormente con le sue emozioni ed organizzare autonomamente il suo tempo libero, oltre che ripensare e rimettere ordine a ciò che gli è accaduto durante la sua giornata.
Oltre a ciò, sembra che attraverso i suoi momenti di inattività e di noia, il bambino possa imparare anche a tollerare la frustrazione legata alla mancanza di attenzioni costanti e di risposte immediate da parte dei suoi genitori, che spesso possono verificarsi nel corso della sua crescita.

mercoledì 2 maggio 2012

Vittima di bullismo? Ecco cosa dire e fare...

Con il termine “bullismo” s’intendono le prepotenze attuate da ragazzi nei riguardi di loro coetanei principalmente in ambiente scolastico. Se sei vittima del bullismo o se cerchi dei consigli da dare ad un ragazzo che subisce questo tipo di prepotenze, in questa guida troverai alcuni suggerimenti su come affrontare il problema che potrebbero rivelarsi molto utili.

1) Dare consigli su come comportarsi in caso di bullismo è complicato perché ogni caso è differente dall’altro, però ci sono dei suggerimenti che possono essere validi in ogni situazione. Il consiglio di base è di non abbatterti mai e non lasciarti prendere dalla depressione: se qualcuno fa il prepotente con te, finisce col farti stare male, ti fa sentire triste e arrabbiato e distrugge la tua autostima. Non cadere in questa spirale ma trova la forza di reagire.

2) Tieni sempre presente che il bullo è compiaciuto dalle tue reazioni (qualunque esse siano), si diverte se ti vede arrabbiato o se piangi. Quindi, se subisci una provocazione, cerca in tutti i modi di mantenerti calmo e sereno, non mostrarti preoccupato o angosciato. Se non reagisci, il bullo si stancherà e in breve tempo ti lascerà in pace.

3) Se il bullo ti prende in giro con sfottò e battute, in primo luogo, non dar peso alle sue parole ma continua ad avere una buona opinione di te. Poi, cerca di pensare in anticipo ad alcune risposte divertenti e brillanti che puoi dirgli (senza essere troppo provocatorio) in modo da freddarlo buttandola sul ridere e mettendolo nella condizione di non sapere come replicare. In ogni caso, cerca di farti vedere calmo e sicuro di te.

4) E’ importante che ti ricordi sempre che i bulli sono prepotenti nei tuoi confronti perché sono degli insicuri e in molti casi hanno grossi problemi familiari e in questo modo cercano di attirare l’attenzione su di sé. Ricorda che non sei tu quello sbagliato ma loro e non devi mai provare vergogna delle aggressioni (fisiche o verbali) subite ma devi cercare di reagire.

5) Devi imparare a vincere la vergogna e l’imbarazzo che è normale provare in questi casi e parlarne con qualcuno, è importante che non ti isoli. Racconta l’accaduto ad un amico, un fratello, ai tuoi genitori, a un parente, ad un insegnante o a qualunque persona ti ispiri fiducia. Se tieni la cosa nascosta dentro di te la situazione non cambierà mai.

6) A scuola, prima di entrare in classe o durante l’intervallo, cerca di stare in un luogo tranquillo circondato da amici magari vicino a qualche adulto o a compagni che ti difendono. Se per tornare a casa prendi il bus, siediti vicino all’autista o a qualche adulto. In caso contrario, cerca di capire qual è il momento migliore per andare via evitando il bullo.

7) Se il bullo ti aggredisce fisicamente, non reagire azzuffandoti lui. La violenza finisce per peggiorare la situazione e potresti farti male. Meglio se fai finta di niente e ti allontani. Se puoi, richiama l’attenzione di un adulto e raccontagli l’accaduto. Non farti condizionare dall’idea che gli altri possono pensare che hai paura e stai scappando dal bullo.

8) Se ti senti solo, cerca nuovi amici con i quali parlare del problema. Non pensare che raccontandolo a qualcuno peggiorerai le cose. Anzi, se chiedi aiuto non sarai più da solo e insieme potrete pensare a un modo per risolvere il problema. Inoltre, è importante che fai capire agli altri ragazzi di non sostenere il bullo ridendo alle sue prese in giro o prepotenze e non restare a guardarlo.

9) Cerca di ignorare il bullo o impara a guardarlo negli occhi e chiedergli di smetterla col suo comportamento. Dimostrati deciso, fermo e sicuro di te. Fagli capire che non ti fa paura, che le sue parole non hanno alcun effetto su di te e ti ritieni più intelligente di lui. Lo metterai in imbarazzo e un po’ alla volta ti lascerà in pace.

10) Se conosci qualcuno che subisce prepotenze, è molto importante che ti schieri dalla sua parte e lo fai sentire meno solo. Non ridere se vedi che viene preso in giro o subisce maltrattamenti e non restare a guardare. Racconta tutto ad un adulto immediatamente e chiedigli consigli. Parlarne con altri non significa fare la spia ma è un modo aiutarlo. Ricorda che potresti essere tu la prossima vittima del bullo, non saresti contento se qualcuno ti aiutasse?

11) Infine, ricorda che il Ministero dell’Istruzione ha messo a disposizione il numero verde 800.66.96.96 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 19) a cui puoi rivolgerti per segnalare casi, ottenere informazioni generali, ricevere sostegno e chiedere consigli su come comportarti in caso di bullismo che hanno come vittima te o un amico.



tratto da www.saperlo.it

Labirinti

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